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Racconti ondivaghi che alla fine parlano sempre di amore

Ed ecco cominciare una nuova fase della mia vita e con essa do inizio a un nuovo esperimento.
Un blog, uno spazio  per condividere le mie fantasie con chiunque avesse voglia di tuffarvisi e di farsi trascinare dal loro andamento sinusoidale, tipico delle onde del mare.

Un abbraccio

V.

 

Poesia, Racconti & Poesie

La Buonanotte

Buonanotte mi disse
Buonanotte gli dissi
Ed andammo a dormire in luoghi lontani.
Poi andammo a cercarci per boschi dispersi
E ci perdemmo, senza più ritrovarci, tra le dune dei deserti.
Buonanotte gli dissi
Buonanotte mi disse
E non sapevamo ciò che stavamo facendo.
Era un addio, un arrivederci o un aspettami che torno?
Erano fiori, erano lacrime o calci e promesse?
Buonanotte mi disse
Buonanotte gli dissi
Ed i giorni diventavano secoli che cavalcavano
E le parole foglie gialle che, via via, cadevano
E le notti promemoria fatti di stelle che perdevano luce
sopra le sabbie ondulate nell’oceano di sabbia.
Lui era sperduto tra le dune del deserto
Io era immersa tra le onde del mare
Non ci saremmo più incontrati a mezzanotte sull’orologio del cielo
Non ci saremmo più tenuti stretti sotto l’aurora boreale.
E per cui
Buonanotte mi disse
Buonanotte gli dissi
Ed il tempo non era più sogno, ormai
E la realtà, dopo l’ultima notte, tornava ad aspettarmi.
Ed io mi sarei dovuta risvegliare, l’indomani.
E così buonanotte gli dissi
E così buonanotte mi dissi.

Poesia, Racconti & Poesie

Con otra lengua

Dejo mi idioma
para decírtelo con otra lengua.
Quizás no sea lo mismo
y me faltan las palabras.
Aunque lo que tengo
está aquí en medio de mi pecho.
Y lo sabes, mi amor,
que de verdad no sirven
ni letras,
ni poemas en el alfabeto del corazón.
Mis ojos tienen la fuerza de mil discursos,
y este poema improvisado no es otra cosa que una trampa.
He intentado inventarme una lengua
para expresarte lo que siento.
Pero al final,
al final mira solamente estos labios
que buscan los tuyos.
Solo ahora entiendo
que no sirven palabras entre los dos: porque para decirte te quiero,
sirve solo que te acerques a mi boca
y lo habrás entendido todo.

Poesia, Racconti & Poesie

Assenza

Ti cerco e non ti trovo più
in quelle stanze dove ti incontravo prima.
Entravo e mi aspettavi;
un giorno mi abbracciavi
l’altro soltanto mi sorridevi.
Negli ultimi periodi quando entravo mi guardavi e basta,
ma i tuoi occhi si distendevano,
mi parlavano,
loro ancora si illuminavano.
Poi da un giorno all’altro
rientrai in quella casa,
per quelle stanze.
Nessuna finestra era stata più aperta,
nessuno oggetto più toccato.
La polvere volava nell’aria al mio passare
e nessun rumore anticipava più il tuo arrivo.
E da quel giorno, sì, che mi sentii un po’ più sola.

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore

Non è tutto oro quello che…

La tua immensa gelosia nei miei confronti, quella che mi vuole fare uscire con il burqua e che tiene il conto di quanti uomini saluto, viene dal tuo profondo amore o dal tuo profondo senso di possessione?

Chieditelo.
Ragazze, chiedetevelo.

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore, Racconti & Poesie

La storia di Monello

Il bambino, il bullo, sì il Monello, quello che fa cadere le matite a tutti gli altri bambini, si sente segretamente soddisfatto della sua condotta, dato che dopo ogni sgridata, tutti continuano a parlare di quello che ha fatto.
Anzi, i suoi compagni bulletti, si sentono in dovere di emularlo, mentre lui è lì all’angolo faccia al muro che se la ride.
Poi cambia la maestra, la vecchia è andata in pensione, e che fa? Non regala nemmeno mezzo commento alle sue marachelle; anzi una volta che ha svolto il suo dovere, sgridandolo, è tornata subito dagli altri 24.
La reazione è stata forte, Monello si è arrabbiato. Urla, calci, tutte le matite per terra lanciate anche da tutti gli altri bulletti.
Silenzio.
Tutti gli altri compagnetti avevano fatto questo patto con la maestra: “appena Monello ne combina un’altra delle sue, continuate come se niente stesse accadendo” disse la nuova maestra.
Monello rimase senza voce, senza forze, senza scarpe e senza matite da lanciare. Anche i suoi amichetti erano titubanti se avesse avuto senso prendere le matite da terra per lanciarle nuovamente.
Alcuni si sedettero, altri rimasero a guardare, tipo vicino a Monello, ma senza fare niente.
Monello tenne il muso per giorni.
“Che stronza la maestra”, pensava, “ha voluto cambiare le cose, i banchi, aprire le finestre ed è completamente cambiata l’aria. E non mi piace!” eh monello, Monello.
Oggi Monello è un ragazzo tranquillo di nome John. Ogni tanto gli vengono i 5 minuti e allora si mette a fare una nuotata o strimpella alla batteria (tanto perché l’inclinazione a inquietare rimane). Eppure molte cose le ha capite: specie quella che sbattendo i piedi e facendo casino, non otteneva attenzioni, ma perdeva.
Perdeva semplicemente tutto quello che aveva veramente valore.
Lo capì dopo, è vero, ma lo capì finalmente e con lui lo capirono pure tutti gli altri.

….“E tutti i bulli, muti”, il pensiero soddisfatto della maestra tornando a casa, dopo aver svolto bene il suo lavoro.

Poesia, Racconti & Poesie

Mai

Io me ne vado incazzata,
ti chiamo stronzo
e sbatto la porta.
Ma tu, poi, vienimi a prendere.
Perché in questa follia irrazionale chiamata amore,
io, sì, mi incazzo,
ti chiamo stronzo
e sbatto la porta.
Eppure sto lì ad aspettare che quella dannata porta si riapra e che tu ne esca fuori.
Perché é ancora questa pazzia chiamata amore che fa fare cose strane:
come farmi sperare che tu possa scegliere di riprendermi ogni volta, anche quando sembra che me ne stia andando.
Che tanto poi, anche tu lo sai, che alla fine non me ne vado mai.
Racconti, Racconti & Poesie

La stanza rosata

Parigi in quel periodo dell’anno risplendeva come il manto di un lago ghiacciato; i bagliori cristallini che si diramavano a partire dalla Senna, per poi infilarsi tra gli alberi e da lí, confluire nelle strade, rendevano l’atmosfera luccicante, anche in quei giorni nebbiosi di gennaio.
Natale era appena finito ed un anno nuovo era appena cominciato, eppure il mondo faticava ad abituarsi ad una nuova tappa e l’aria sapeva ancora dei profumi delle decorazioni festive.
Quel giorno, i corridoi del Louvre non erano riempiti del solito calore di cento mani e cento occhi che volevano assaporarne avidamente la bellezza, tutta in una volta.
Quella leggera nebbia che si espandeva sopra i tetti della città, leggera, ma pressante, voleva a tutti i costi diramarsi anche dentro le case ed i luoghi chiusi, mischiandosi con i fumi delle sigarette. Da ospite prepotente quale è, non si risparmiò nemmeno di entrare dentro quel museo, calmando la sua aria impertinente con un silenzio rispettoso e ammiratore.
Si addentrò, passando attraverso le grandi vetrate e con essa, anche le luci del tramonto decisero di camuffarsi da visitatori tardivi alle cinque della sera. Era con quella loro aurea presenza, che rendevano le stanze come camere da letto che si preparano per la notte.
Un’atmosfera rosata e sospesa ci aspettava dentro quella sala, giusto dove una coppia di anziani si trascinava lentamente verso l’uscita.
Più avanti di Zeus che impediva la vista di ciò che vi era aldilà della finestra, oltre ad altre bianche statue marmoree e donne dai corpi perfetti che impugnavano coppe, si cominciavano ad intravedere due amanti nel sospeso e infinito momento del loro bacio.
Amore e Psiche ci aspettavano da anni in quella posizione, con cui ogni giorno reincarnavano il loro amore nei corpi delle giovani e forti coppie che, via via,li andavano a trovare nel corso del tempo.
E per quel momento, quella coppia eravamo noi.
Tu la vedesti prima e mi chiamasti con gli occhi, sapendo che era ciò che stavo cercando.
Era una composizione maestralmente perfetta.
Era una composizione talmente vera che sapeva più lei di amore, che la maggior parte delle finte coppie che abbia visto nel corso della vita.
Sorridendo spontaneamente, l’ammirai tutta. Le girai intorno, in lungo e in largo, studiando ogni dettaglio, ammirando come il complesso delle forme e dei gesti crei attesa e come quell’attesa confluisca con il desiderio, con la passione, con l’Amore.
Ma mentre mi ritrovai a girare per l’ennesima volta lì davanti, vidi una scatolina blu nascosta tra l’abbraccio.
Subito pensai a che multa avrebbero potuto fare a chi si avvicina così tanto alle statue e subito dopo pensai che qualcuno l’aveva dimenticata, persa o magari abbandonata appositamente perchè qualcun altro la trovasse.
Continuavo a stare in quel punto, fissa davanti alla scatolina dai riflessi argentati, in una stanza vuota e rosata, e con il mio compagno che mi fissava per quella che mi sembrò essere un’eternità.
Mi girai a guardarlo come si fa con il migliore amico; quando senti che succede qualcosa e allora la prima persona a cui lo vuoi dire è lui.
E lui era sempre lì che sorrideva e con quel sorriso tutti i miei calcoli matematici si ridussero ad uno solo.
Quel viaggio a Parigi era arrivato al suo termine e l’indomani saremmo ripartiti.
Eppure sapevo già che quell’anno sarebbe stato un anno diverso, guardando il mio anulare sinistro, avvolto nel suo un vestito nuovo.
Solo a distanza di molti anni, so che avevo ragione. Riguardo la mia mano sinistra, con un vestito diverso e sorrido. Era proprio vero: mai avrei dimenticato quel nebbioso giorno di gennaio, la scatolina blu tra un abbraccio di una stanza rosata e Amore e Psiche che ci vollero regalare una grande parte del loro infinito l’Amore.

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore

Diretta a voi: sognatori

A volte mi piacerebbe rispondere alla domanda:” e tu di cosa ti occupi?” con “sono una scrittrice”.
Non sono una scrittrice, chiaramente, ma l’immaginazione non mi deve impedire di crederlo per una buona mezzora.
Il tempo di stare seduta in questo bar di Barcellona, mentre cala il buio delle 6 e, intanto, io scribacchio qualche cosa senza senso al computer.
Generalmente è questo ciò che faccio: scrivo, salvo, conservo. Solo quando torno a rileggere random le cose scritte tempo prima, le opzioni sono due: o rido di me stessa (e cancello tutto) o sorrido “con” me stessa (e una volta ogni tanto “mi piaccio”).
Beh, sì, è chiaro che non sono una scrittrice, ma la verità è che JK Rowling mi ha rubato il cuore e la testa, anni e anni fa. E me li ha rubati specie quel giorno in cui ammise qualcosa del tipo: “io non ero una scrittrice: avevo una ventina d’anni e seduta ogni giorno allo stesso bar londinese, cominciai a scrivere una saga che mi venne rifiutata da molti editori. Poi, un giorno, uno di questi ha creduto in me: solo allora diventai una scrittrice.”
Non sono le parole di JKR, ovviamente; lei le userebbe meglio e con un che di British che trapelerebbe anche dalla traduzione italiana. Eppure il concetto rimane quello.

Buona continuazione ai sognatori.

Poesia, Racconti & Poesie

E noi

E le nostre diversità
E tutta la distanza
E chilometri di autostrade
E file infinite di lampioni a dividerci.
Irraggiungibili
Siamo irraggiungibili.

Racconti, Racconti & Poesie

Il telefono

Servirebbe un telefono, un semplice telefono per comunicare con luogo sconosciuto e molto lontano.
Uno di quelli senza fili, perché i fili non raggiungerebbero quella distanza.
La ricezione dovrebbe essere così tanto potente da riuscire a prendere, da farti sentire bene e squillante la mia voce o meglio, da farmi sentire di nuovo bene e squillante la tua.
Aprirei la rubrica o nella ricerca metterei il tuo nome, come si fa ormai con tutti i telefoni del mondo, e poi tasto verde: fino a che mi rispondi.
A-Sei tu?
B-E certo! Hai chiamato me!
A-Ma come, lassú prende?
B-E allora perché hai usato il telefono se non ci credi.
A-Beh, ma non mi aspettavo che rispondessi… Tanto che tra le mille cose che ho da dire, ho come il blocco per lo scrittore, non so da dove cominciare.
B-Parti dalle tue novità: anche se le so tutte.
A-Beh mi sono laureata.
B-Sí, lo so, brava!
A-Beh, mi sono laureata una seconda volta, ma non in Italia e ho pubblicato un libro di poesie che fortunatamente papá non ha letto (credo).
B-Sí, so anche questo.
A-Sai se non lo ha letto?
B-Quello non è compito mio dirtelo, ma so del tuo libro e del master.
A-Ah ok, giusto.
Ogni tanto penso che voglio tornare a casa, per rivedervi tutti. Ma poi ci penso meglio e quasi non vorrei tornare più.
B-Perchè?
A-Perchè tu non ci sei.
B-Che sei esagerata! E allora con chi stai parlando?
A-Sí, lo so… ma non è proprio la stessa cosa.
B-Nica, come vedi so tutto di te, anche molto più di quello che non racconti. Siamo qui che parliamo con questo telefono senza fili. E tu senti bene la mia voce, è vero?
A-Si, è vero.
B- Lo vedi che allora questo nuovo telefono che ho voluto, funziona? Se vuoi che funzioni, funziona.
La mia voce si sente bella e forte e la puoi sentire ogni volta che vorrai.
Che poi per te non sia la stessa cosa, è perché si tu l’esagerata!
A-Quindi ti potrò continuare a chiamare gratuitamente ogni volta che vorrò?
B-Gratuitamente non lo so, però servirà soltanto che avrai sempre il cuore disposto ad ascoltare. E comunque non mi chiedi come sto?
A-Giusto, scusami. Come stai? Ti trattano bene lassù?
B-Non mi posso lamentare e poi ho la vista migliore. La mia camera da letto da sul mare e vedo da qui l’Isola delle femmine.
A-Quindi rimani sempre in zona, dopotutto.
B-Sí, dopotutto. Ora se hai finito con l’interrogatorio io ritorno a vedere “Sentieri” (che, assurdo ma vero, da quassú prende da oltre trent’anni ) e tu devi tornare a studiare!
A-Signorsí! Prima di richiamarti, ti manderò  un messaggio la prossima volta: vediamo se arrivano anche quelli fin lassú! Adesso peró ricordati di chiudere con il tasto rosso la chiamata o sennò chiudo io.
B- Ave ca l’ho imparato, che posso insegnare io a te! Ciao Nica!