Pensiero e sentimento

Anima Antica

Non è Penelope e nemmeno la figlia del vasaio Butade.
È la mia ombra allungata che ammira il tramonto dalla spiaggia.
È l’immagine della mia anima antica, colta nella sua eterna attesa,
mentre continua a fissare l’orizzonte in un punto infinito del mare. 
È l’ombra di chi, nel mentre che aspetta,
non vede il mare come una barriera divisoria,
ma come un ponte da attraversare in qualunque modo
per raggiungerti.

Pensiero e sentimento

Ondivaga

Sono a letto e fuori piove.
Ho terminato di leggere “Affinità Elettive”, e così Goethe mi ha dato la buonanotte un’ultima volta.

Ho ancora il piumino leggero; qui a Bologna il cielo è stato uggioso, anche se a tratti soleggiato.
Un tempo Ondivago direi.

Che bel termine “Ondivago”; da quando l’ho sentito, mi sono chiesta come fosse possibile amare una parola.
Ondivago è un’altalena, il movimento costante, un’oscillazione che sconvolge la retta.
Ondivago emana tinte blu mare, blu cielo, blu malinconia.
Ondivaga è l’onda che sbatte sullo scoglio della mia terra, è il giorno che si scambia a intermittenza con la notte.

E intanto i giorni passano insieme ai mesi.
E nel mentre che il fiume scorre, io rimango qui, nascosta tra queste coperte.
Il blu di cui ho bisogno, lo abbraccio guardando il cielo sopra di me e che fa da tetto alle ritrovate camminate; mentre ad accompagnarmi, ci stanno innumerevoli pensieri -anch’essi ondivaghi- che mi permettono ogni volta di volare verso altri luoghi.

Spengo la luce del mio comodino; la pioggia continua a cadere in questa città tanto a nord del mio sud.
Chiudo gli occhi e sento il mare.
Sono altrove.
Sono a casa.

Buonanotte,
fuori sede.

Pensiero e sentimento

Alla radice della catena

È più bello il decollo o l’atterraggio?

Fotografia di un momento felice: io atterravo.
Toccavo terra, la mia terra, e finalmente tornavo a vederne i colori dopo un viaggio durato mesi o forse anni.
Si parte sempre con un’ancora nel cuore che tende la sua catena fin dove dobbiamo arrivare.
Mentre all’arrivo in un posto, il macigno riduce la sua misura e si stagna in una stanza remota, da cui, silenziosamente, ci farà compagnia per tutto il viaggio.
Quel macigno è generalmente la mia casa quando parto oppure è una città, quando la lascio. Le loro immagini, rimangono lì conservate in un cassetto della mia anima, con sopra l’etichetta: “Non dimenticarmi”. No che non vi dimentico e la mia partenza é sempre una promessa di ritorno. Io, figliol prodiga delle città in cui ho vissuto, ho promesso mille volte di ritornarvici con occhi diversi e con un animo sempre più antico.

E così, riguardo questa foto scattata in un settembre ancora soleggiato: é il simulacro del macigno che ho nel cuore, legato a una lunga e grossa catena di ferro che percorre chilometri e chilometri di cielo, fino a raggiungere la sua estremità. Ed è lì che ritrovo la famosa ancora che porta ancora le mie iniziali, sotterrata a pochi metri da quell’ormai consueto isolotto sul mare, e che nei miei sogni ha sempre avuto le sembianze di delfino.

È dunque l’atterraggio, il momento a me più caro. Ritorno alla radice della catena, ritorno al focolare da cui tutto è iniziato; ritorno alla mia gente, al suono della mia parlata e di una me che finalmente torna a ricongiungersi con il suo essere.

A tutti coloro che sono lontani da casa in questi tempi strani.

Pensiero e sentimento

Preghiera

Guardo accanto a me e tu non ci sei.
Vedo solo un letto vuoto e un lato freddo da troppo tempo.
Non ricordo più nemmeno il tuo profumo, come la tua voce o il tuo viso.
Eppure sento l’assenza; la mancanza di una parte di me stessa che usciva allo scoperto solo in tua presenza.

Vedi, non so se mi rivolgo a te come a una persona o a un concetto, ma so solo che ho bisogno di parlarti. Sì, rivolgerti frasi, parole brevi e profonde, per poi immaginare tutte le risposte che mi facciano tremare la carne, che mi riscaldino nuovamente il cuore.

Non so nemmeno perché senta questa esigenza di scrivere a un’assenza: fossi qualcuno di esistito, ti chiamerei fantasma. 
Piuttosto, cominci a diventare un amico immaginario che vorrei chiamare amante, ma cosa direbbe questa società, se le dicessi che amo un’idea?
Un’idea di te, un’idea di uomo che non esiste. Sei esistito o non sei esistito, Amore, poco importa, perché la versione che ho di te adesso è impalpabile e sublime.
Sei trasparente e come ossigeno invadi tutto, tanto che ho bisogno della tua presenza, seppure nella tua assenza.

E allora con queste parole nere su fondo bianco, io traccio i tuoi contorni; che scriverti è sempre stato il mio modo di toccarti, seppur da lontano.
E guardo questo letto accanto a me, così spoglio, trasformandolo con gli occhi della speranza in un giaciglio che già preparo per accoglierti.
Accogliere te, Amore, per quando ti sarai materializzato in un altro corpo , allora avrai occhi e capelli nuovi da indagare col mio sguardo per la prima volta.

Aspetto quel momento più del solito, in queste sere dove la tua mancanza pesa come una presenza; ma una di quelle tossiche e che fanno male.
Potesse abbandonarmi per tanti anni la malinconia, probabilmente sarei meno profonda di quello che sono adesso; chissà, magari anche parte della sofferenza mi sarebbe risparmiata e, una volta incontratoti, sarei più leggera, invece di essere quella che sono ora: fin troppo attenta, insicura, imperfetta. Questo è l’effetto che mi hai lasciato, quando per l’ultima volta ti ho visto andare via; da allora ho sentito un bisogno, partire dalla bocca del mio stomaco e trascinarmi via. Con quel masso, ho dovuto camminare a lungo da sola nel deserto, nell’attesa che riducesse il suo volume. Di sicuro, quella è stata la medicina più amara, l’ora più dura della mia esistenza, ma che ho dovuto sopportare pur di curarmi, pur di ritrovarmi.

E chissà, magari, che tu non preferisca la versione senza ferite; una bambina che corre sorridente come se niente al mondo le avesse mai sbucciato il ginocchio.
E chissà anche se quella diversa me attirerebbe Te? Te, per come ti immagino in base alla me di adesso. Se la risposta è sì, allora Tu, verresti attirato da una ragazza che mi somiglia nell’aspetto, ma che nell’anima non sono io.
Se, invece, la risposta è no – perché noti che le manca un sapore che non sai spiegarti – questo significa che verrebbe attirato qualcun altro.
Ed infine mi chiedo: Io, la me di adesso, verrebbe attratta da quest’altro che ti somiglia, ma che nell’anima non sei Tu?
Basta. Fermiamo il flusso e torniamo al punto in cui ci siamo io e te: dove Io sono Io post-guerra e Tu sei Tu, il pezzo combaciante in questo puzzle a due.

Ed è per questo che quando arriverai, Amore mio, purtroppo ti prenderò in braccio con la stessa paura di una madre che per la prima volta tiene in grembo il proprio bambino: così perfetto, un miracolo piccolo e fragile che basterebbe un soffio di vento a spazzarlo via.
Dopo tanto dolore, dopo che questo cuore è stato spezzato e più volte triturato da te, sì da te,  che mi confondevi attraverso altre sembianze che non ti appartenevano, adesso mi è rimasta la paura di vedermelo frantumare nuovamente.
Come posso sopravvivere a un ennesimo inferno?
Il mio cuore, come la mia testa, non reggerebbero più come un tempo.
Un conto è avere il cuore spezzato a poco più di vent’anni, un conto è che ciò succeda nuovamente dopo che sono passati anni da quella ferita finalmente cicatrizzata. Riaprirla, farebbe doppiamente male. Non è un segreto la fragilità umana: io e te lo sappiamo che, in quel caso, si tratterebbe della sua sentenza di morte e della nascita di un cinismo che rischierebbe di rendermi eternamente un’isola, poiché incapace di riconoscerti, anche se mi passi davanti.

Ma c’è ancora tempo, mi ripeto, finché guardo questo letto vuoto sempre con la medesima speranza che venga riempito. Eppure, io sono qui che ti (e)spero ancora con tutta la mia forza e perciò:
io ti prego
di notare la fatica nel mantenere in vita quella vecchia parte di me, romantica sognatrice, sopravvissuta alla catastrofe e desiderosa di superare vittoriosa altre notti nuvolose come questa.

Tuttavia, è pur vero che io stessa non mi conosco all’interno di una vera relazione, dove l’amore è equo e sano: che tipa di ragazza sono? Veramente una di quelle temono? Che si sottomettono? Che si difendono? No. Non voglio credere che vecchi errori non mi abbiano insegnato nulla nella maturità, specie dopo tanti anni di desertica solitudine.
Quel carattere che un giorno, un ragazzo mi disse di non avere, ce l’ho. Quella necessità di avere qualcuno per forza, al mio fianco, era solo un falso giudizio dato da chi non mi conosceva affatto.

Perciò, Amore, ho superato le tre sfide: la solitudine, il silenzio e la dignità.
È tempo di lasciare nuovamente posto alla primavera.
E di nuovo ti prego,
tu che arriverai: sii paziente e buono con me.
Non sarò perfetta, non sarò la migliore e ce ne saranno molte da prendere al posto mio. Eppure, posso dire già da ora e con tutta sicurezza, che se ti amerò, allora ti amerò con tutta me stessa e che se davvero ci troveremo, allora sarà un amore senza mezze misure, senza falsi sì, né dolori.
E che se questa preghiera ti condurrà da me, allora non ci sarà nessun “aspettami che poi ritorno”; perché sappi che in cuor mio, anch’io ho ascoltato la tua silente preghiera, e con lo stesso religioso silenzio ti faccio una promessa e in sua virtù,
ti rimarrò al fianco,
per tutta la mia vita.

Amen

Pensiero e sentimento, Poesia, Racconti & Poesie

Questo luogo

Sono io, questo luogo.
È assurdo da spiegare,
ma ci sono dovuta nascere per coincidervi così tanto.

Io non sarei io,
senza la sua presenza costante
che fin da sempre penetrava dalla finestra della mia camera.
Giorno e notte
Estati e inverni
In mia presenza e durante le lunghe assenze.
Lui continuava ad esserci.

Io sono questo luogo,
Io mi ricordo -me stessa mi ricorda- questo luogo.
Come un profumo, e questo luogo è il mio profumo.

Tanto che se fossi una terza persona e ci andassi,
nel guardare l’isolotto beato in mezzo alle onde del mare,
spontaneamente penserei:
“Valeria…”.

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Se…

Se fossi giù, a casa mia,
distesa sul letto della mia stanza,
mi alzerei e aprirei le persiane.
Allora uscirei in terrazza e guarderei l’isola che dorme,
ignara di tutto e lontana da noi.

Fossi in Sicilia, a casa mia,
prenderei le chiavi e scenderei in garage.
Avessi il mio motore blu, unico compagno da tantissimi anni,
ci salirei, riportandolo in vita.

Se non ci fosse la quarantena e fossi giù,
a casa mia,
sentirei la solita necessità di evadere
che mi accompagna da quando avevo poco più di quindici anni.
Potessi ancora sentire il vento mischiato alla musica,
mentre mi dirigo verso il mare.

Ma con i se, non si alimentano i sorrisi.
Ed io non sono giù, a casa mia.
Sono in una casa prestata,
di una città qualunque,
in un punto del mondo.

Eppure i sogni e l’immaginazione,
su quelli non si impone nessuna quarantena.
Ne scrivo a miliardi in questo periodo, preparandomi alla vita,
per quando, chissà,
forse smetterò di essere una mera spettatrice di questo teatro di luci vanescenti
e comincerò finalmente a scegliere quali fili tirare.

E anche questo viaggio è terminato,
e io ritorno alla realtà di questa stanza.

Pensiero e sentimento, Racconti & Poesie

Poiesis

Io non credo in una vita senza amore ed è per questo che ho cominciato a scrivere.
Un anno fa, due anni fa, tre anni fa, quindici anni fa, non è vero che non ero innamorata: lo ero!
Lo ero dei personaggi che ho inventato, delle storie che ho immaginato, delle stanze che vi ho descritto.
Vedevo chiaramente ogni cosa, ogni abbraccio, ogni sguardo. Sentivo ogni parola, anche quella non detta, perfino quella che si nasconde tra i sospiri di chi guarda il cielo. 
Ho percepito la presenza nell’assenza, e l’ho concretizzata in occhi scuri e riccioli, tra i fogli bianchi di vecchi diari.
Ho sempre amato, in ogni racconto, un personaggio diverso. Quel personaggio che proveniva da qualche punto remoto dei miei sogni.
Ti ho amato che eri un uomo, ti ho abbracciato che eri tornato ragazzino. Ti ho consolato che eri impaurito, e ho rispettato i tuoi tempi quando eri stanco.
Poi mi sono innamorata anche di me, di tutti i personaggi che andavo personificando. Ho amato ogni me, protagonista, che via via, andava acquistando una fisionomia sempre diversa, sperimentando la vita e fortificandosi nel carattere.
Ma c’erano dei punti fermi ogni volta. Perché tu eri sempre tu, ed io ero sempre io, sebbene in ruoli diversi. Un giorno insieme, un giorno distanti, un giorno orgogliosi e l’altro di nuovo e ancora una volta amanti.
E in ogni pagina scritta, in ogni scena immaginata e in ogni discorso trascritto con nomi diversi, con il mare come sfondo, io non ho mai smesso neppure un giorno di amare, né di sentirmi amata.
Sono sempre stata innamorata dell’amore, e ho avuto bisogno di portarlo nella mia vita. Allora ho fatto un patto con la mia immaginazione: lei dettava, io scrivevo.
E quell’amore mi riscalda ancora e illumina i giorni più uggiosi, lui che è una fonte sempre gaia di piaceri, che ho creato e alimentato fin da quando ero una bambina, con tutta la potente dolcezza di cui è capace il mio cuore.

Pensiero e sentimento

How I met the Covid19

Nel futuro, i miei nipoti studieranno questo giorno: 11 marzo 2020, l’Oms annuncia la pandemia globale del Covid19.
Poi verranno da me e mi chiederanno: ”Nonna, ma tu c’eri?”
E io risponderò: ”Sì tesori, la nonna, da una stanza di Bologna, ha visto tutto: prima la situazione in Cina e l’Italia che si faceva gli aperitivi. Poi in Italia quando c’era la divisione tra i “tanto è un’influenza” e i “moriremo tutti”. Da quel mio MacBook ho visto anche la fuga impanicata delle 23:39 dal nord al sud al seguito di una bozza pubblicata dai giornali, e ho seguito quotidianamente l’evoluzione del decreto per cui ogni giorno, in Italia, sorgevano zone rosse come fossero margherite.
Ricordo quei video che giravano con le persone che stavano in fila ai supermercati di notte, carcerati che tentarono di evadere dalle prigioni e messaggi vocali in un siciliano ostrogoto che non capivo nemmeno io. Uno di questi testimoniava uno dei fattori di stress maggiori del momento: ad esempio per quelle madri che non capivano perché le scuole fossero chiuse e minacciavano di lanciarsi dal balcone pur di non passare un altro giorno chiuse in casa con i figli.
Ormai tutta l’Italia era zona rossa, e noi Italiani eravamo gli stranieri infetti per gli altri paesi, ancora convinti di essere sani e solo con qualche influenzato in più.
La nostra vita era cambiata radicalmente nel giro di qualche giorno ed era tutto paradossale. Niente più voli, niente più feste, negozi chiusi; le lauree erano online, insieme alle collezioni dei musei, lezioni, smartworking, allenamenti, dirette: praticamente ci veniva garantito uno pseudo-ritorno alla normalità grazie al 4 e il 5G. Ecco forse la vera differenza rispetto alle varie epidemie di peste del passato. E intanto, le uniche facce che vedevo, erano quelle di Conte e Burioni che andavano diventando sempre più i miei migliori amici.
Eppure, ho provato un grande orgoglio nel vedere l’operato di tutto il personale sanitario lavorare duramente giorno e notte, proprio per cercare di arginare uno di quei mostri di cui si parla solo nei film e si conoscono nei peggiori incubi.
Ho assistito alla raccolta fondi di tre milioni di euro ottenuti in 24 ore, da almeno una novantina di paesi, e lanciata da due influencer che hanno usato benissimo la loro fama, le loro conoscenze e i social. Ma sopratutto, non posso dimenticare quella foto scattata all’aeroporto di Roma, la sera in cui arrivarono i nostri veri alleati, venuti direttamente dalla Cina, per aiutarci a evitare la catastrofe.
E intanto, mentre ci avvicinavamo alla fase 2 che era -cito- : “una fase 1, ma a maniche corte”, io ho imparato che “questo governo non lavora con il favore delle tenebre”, che anche per Mattarella i barbieri erano chiusi e che mezza Italia ha cercato su Google il termine “congiunti”.
Nonostante ciò, ricordo ancora il drastico isolamento fisico. Non potevamo abbracciarci per via di una distanza obbligata e dettata dall’amore, ma la gente cantava dai balconi ed eravamo tutti un grande coro.
Ad ogni modo, io non potevo tornare a casa in Sicilia per non rischiare di contagiare nessuno, sopratutto i vostri bisnonni.
Rispetto ai vostri trisnonni, noi la nostra guerra l’abbiamo combatutta rimanendo sul divano a guardarci film e se ci dovevamo lamentare del fatto che ci fossimo pure messi d’impegno a festeggiare il capodanno di quel 2020, lo facevamo, ma pur sempre stando a casa.
Tuttavia, anche se lontani, eravamo uniti grazie a internet, e ricordo che io controllavo costantemente la salute di tutti i miei cari, bisnonni e vostri zii e zie varie, grazie a Whatsapp e Facebook.”
“Cosa sono Whatsapp e Facebook, nonna?”
“Niente tesori, questo ve lo spiegherò quando arriverete al capitolo di storia in cui cadde il meteorite vicino alla terra nell’aprile dello stesso anno di merda”.

mo pure messi d’impegno a festeggiare il capodanno di quel 2020, lo facevamo, ma pur sempre stando a casa.
Tuttavia, anche se lontani, eravamo uniti grazie a internet, e ricordo che io controllavo costantemente la salute di tutti i miei cari, bisnonni e vostri zii e zie varie, grazie a Whatsapp e Facebook.”
“Cosa sono Whatsapp e Facebook, nonna?”
“Niente tesori, questo ve lo spiegherò quando arriverete al capitolo di storia in cui cadde il meteorite vicino alla terra nell’aprile dello stesso anno di merda”.

Pensiero e sentimento

Aspettare

Ci vorrà ancora tempo, ma noi ormai abbiamo imparato il significato della parola “aspettare”. E aspetteremo insieme, fino a quando le acque si saranno calmate. Soltanto allora saremo finalmente liberi di poterci riabbracciare e, per alcuni di noi, di poter tornare a casa.

Forza!

Pensiero e sentimento

Io sto a Casa

Casa è dove il frigo è sempre pieno e i vestiti si puliscono da soli.
Casa è dove basta che si chiude la porta e si entra in un mondo tutto proprio e incontaminato dal resto (in tutti i sensi).
Casa è dove puoi guardare un film sdivacata sul divano e nessuno può sanzionarti per la tua condotta.
Casa è il luogo che puoi percorrere ad occhi chiusi, perché è proprio casa tua.
Casa è uno stato mentale, che inizia appena richiudi dietro di te la porta d’ingresso.
Casa è pace, famiglia, alti e bassi, ma completezza.
E poi casa è dove puoi dormire!
Il posto dove puoi studiare le tue strategie per affrontare la vita che c’è fuori.
È un luogo senza tempo dove puoi documentarti e diventare un cittadino migliore e una persona diversa.
A casa ti puoi reinventare, imparare cose nuove, sbagliare senza essere visto.
A casa puoi prendere un respiro di sollievo da quella vita stancante che scorre come un film, fuori dal tuo palazzo.
La tua casa, la tua tana, il tuo nascondiglio, quello che sogni alla fine di un turno di 8 ore.
Casa è dove puoi riscaldarti dal freddo dell’inverno e da una solitudine che ci accompagna.
Insomma, adesso qualcuno ha esaudito le tue preghiere e ti permette di godertela. Di goderti quel letto, con quella tisana e magari il tutto davanti a un camino (se non ce l’hai, Netflix te lo metterà a disposizione).
Quindi, stiamocene a casa se non ci sono emergenze a cui rispondere, che si sa che è ormai più figo di fare movida.
E sopratutto voi che siete nelle vostre vere case, nelle vostre città, con i vostri affetti, approfittatene anche per noi. Sì, noi che alloggiamo in una casa-in-prestito e che non é proprio la nostra; una casa di persone fuori sede che rimangono lontane, con sacrificio, ma con gesto di amore e buon senso.