Ma quale?
“Sempre e per sempre” rispose Billy alla sua amichetta Lucy.
Avevano solo sette anni all’epoca, quando si giurarono per la prima volta qualcosa di molto più grande di loro, e intanto si tenevano fraternamente per mano, dopo aver mangiato insieme un gelato che aveva macchiato tutto il vestitino bianco di Lucy.
Era la sua amica del cuore, era la migliore compagnia per le sue estati, pensava Billy.
Lucy e Billy si conobbero proprio in quel residence sul mare. La prima volta che si videro avevano quattro anni, e cominciarono già a giocare e bisticciarsi come se si fossero conosciuti da tutta una vita. E quindi “sempre e per sempre” era la loro unica promessa.
Quanta dolcezza e quanta ingenuità nei loro occhi; ma Lucy e Billy ancora non sapevano che la vita era una montagna russa e non una passeggiata al tramonto.
L’anno in cui Lucy non venne alla casa al mare, Billy si sentì solo. Aveva tredici anni e qualcosa in lui si stava spegnendo. Non aveva voglia di giocare a bocce, non voleva stare troppo a lungo in piscina e nemmeno con gli altri amichetti, perché Lucy, la sua migliore amica Lucy, non c’era.
D’altro canto Lucy era obbligata a rimanere in città, il lavoro di suo padre li aveva costretti a posticipare le ferie, ed eccola affacciata alla finestra con aria triste. Lucy chiuse gli occhi, e pretese di trasformare le grida dei bimbi che giocavano nel parco della Ciutadella accanto casa, nelle voci dei suoi amici del mare. Allora si concentrò ancora di più, e sempre ad occhi chiusi poté scorgere anche Billy che le tirava il pallone.
Era il 1986, e non c’erano cellulari, c’erano soltanto pensieri generati da forti sentimenti.
Lucy e Billy non si incontrarono altre volte, lì nel residence sul mare. Finché, verso i sedici anni, finalmente loro e le loro famiglie si ritrovarono, come un tempo.
Lucy era contenta di rivederlo, eppure lui era diverso, serio, distante. Billy era diventato quasi uno sconosciuto per lei. Mentre, per lui, Lucy era ormai soltanto una semplice ragazzina goffa e con l’apparecchio, proprio come molte delle sue compagne di scuola.
Che delusione per lei, cosa c’era che non andava? Perché non le rivolgeva nemmeno più la parola? Perché passava i pomeriggi a giocare in piscina con gli altri ragazzi e non aveva più voglia di giocare con lei?
Allora tentó di avvicinarlo un paio di volte; lo invitò a farsi un bagno come i vecchi tempi, lo sfidó pure a bocce come i vecchi tempi, ma di quei vecchi tempi c’era di uguale soltanto il suo nome, perchè perfino il colore dei suoi capelli era cambiato e si era inscurito.
Dunque, quell’estate Lucy lasció il residence con l’animo di chi aveva perso per sempre qualcuno e così disse addio al suo amico del cuore.
E poi passarono gli anni, e si sa quello che combina il tempo, il quale rimescola le carte una ad una, a suo piacimento.
Nè Billy, nè Lucy rimisero più piede al residence, ma ecco che, per una pura combinazione di eventi, Billy si ritrovò per lavoro nella città di Lucy. I due ormai non si sentivano da anni, anzi, entrambi legavano i loro nomi soltanto al ricordo di quelle estati passate al mare.
Finché un giorno Billy la vide casualmente, seduta a mangiare in un ristorantino all’angolo della strada del suo ufficio, in compagnia di un uomo.
E così fece: appena lui andò in bagno, le si avvicinò, mettendole una mano sulla spalla.
Lei non lo riconobbe all’istante, ma appena lo mise a fuoco, Billy vide i suoi occhi illuminarsi.
Cosa avrebbe dovuto fare Billy? Riconoscere che Lucy era stata fin da sempre la sua compagna di vita e riprendersela a discapito di quell’uomo, o lasciarla andare? Avrebbe dovuto seguire la linea di chi si basa sulla fatalità, che il passato è passato, che la sua chance era ormai perduta e che il treno aveva definitivamente lasciato la sua stazione?
E Lucy, avrebbe dovuto credere che esiste un destino, che le persone sono legate da un filo invisibile, che certi rapporti non si spezzeranno mai e che magari si può stare con persone sbagliate, perfino quando arriva la persona giusta?
Questa storia è uguale a tante altre storie, a tante storie che non sono nemmeno poi tanto inventate: molti di voi che stanno leggendo, magari stanno rivivendo con la mente qualche ricordo assopito che sa di mare, che sa di fugacità, ma anche di pura passione.
A cosa servono le storie, se non a darci idee? Cosa sono le storie, se non esperienze? Perché Lucy e Billy non hanno un lieto fine? E se hanno un lieto fine, perché hanno avuto un lieto fine, mentre molti altri non l’hanno mai avuto?
Cosa avreste fatto voi se foste stati Billy a tredici anni in piena crisi adolescenziale? E cosa avreste fatto se foste stati Lucy, seduti su quel ristorante, sentendo il cuore che palpita per un attimo, e tentando di reprimerlo a tutti costi al pensiero che il tuo fidanzato è semplicemente a pochi metri da te e dal tuo grande dilemma?
Ma quello che non sapevano né Billy né Lucy era che entrambi, il tempo di quel saluto e di quella mano sulla spalla, erano ritornati di nuovo i compagni di un tempo. Da piccoli, si tenevano per mano prima di tuffarsi in piscina, e di comune accordo, ogni volta decidevano di lanciarsi insieme.
Lucy e Billy si sarebbero lanciati insieme, di nuovo? E nel caso in cui l’avessero fatto, come potremmo definirli? Recidivi o davvero legati?
Lucy avrebbe salutato per sempre il suo vecchio “amico” come se niente fosse, dopo tutta la tempesta che le stava sconquassando l’animo e i pensieri? Avrebbe riguardato poi casualmente le foto di quando erano piccini, pensando con mestizia “eppure, gli ho voluto tanto bene…”. E lui, avrebbe cominciato a ragionare con distaccata disillusione, pensando freddamente che quel “sempre e per sempre” è solo una promessa hollywoodiana e da romanzo rosa?
Allora Billy diede un bacio sul dorso della mano di Lucy; generalmente il galateo dice che non si deve baciare davvero la mano della donna, ma lui la baciò ugualmente. É stato il bacio che non le ha mai potuto dare, è stato un marchio che le ha lasciato sulla pelle, è stata una promessa, mille parole non dette, è stato un seme che le ha piantato nella testa, o dell’acqua che ha ricominciato a far crescere quella piantina che le era cresciuta negli anni a partire dai tempi lontani di quella casa sul mare.
E dunque lui lasciò il locale, girò l’angolo e andò via. Lucy rimase a mezz’aria, mentre continuava a seguirlo con lo sguardo attraverso le vetrate del ristorante.
Intanto il suo compagno ritornò al tavolo, e le disse qualcosa che lei nemmeno sentì: mille voci nella sua testa adesso facevano più rumore di tutto il resto. Tra il turbine di emozioni, c’era un pensiero in particolare, che si faceva largo nella sua testa: non era più il 1986 e il suo telefono, quello nero accanto a lei, ormai poteva connettere anche i cuori, se usato bene.
E arriviamo alla fine di questa breve storiella: secondo voi, cosa avrà fatto la nostra Lucy?
Ognuno di voi avrà la propria opinione e di conseguenza la propria fine. Ma una cosa è certa: una volta che l’avrete trovata, applicatela nella vostra vita ed esaudite il vostro desiderio.
Voi siete un po’ Lucy, ed anche un po’ Billy, e siete perfino come quel terzo uomo che, ignaro, si lavava le mani fischiettando nel bagno del locale.