Racconti, Racconti & Poesie

La barca

Come una barca che ha lasciato il porto e naviga su onde di rose. A volte spiega le vele, altre si rintana, raggomitolandosi in sé stessa nelle notti di luna piena.
Tuttavia, lei continua a viaggiare.

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Pensiero e sentimento

Lettera al mare

Le ultime volte che sono tornata a casa, sono andata a guardare il mare quasi ogni giorno. Quasi ogni giorno alla stessa ora, o meglio, allo stesso momento: al tramonto. Arrivavo sempre un poco prima dello spettacolo, con in borsa i miei pensieri, la musica, un libro o un foglio su cui scrivere. E finalmente stavo bene.
Le ultime volte a casa sono andata costantemente a passeggiare sulle rive del mare, andandolo a trovare come se fosse un vecchio amico, un fratello, un amante. E non importa se si trattava di una giornata di pioggia o di quiete, d’estate o d’inverno, riusciva sempre a calmarmi e a ricordarmi che la bellezza esiste, senza essere soltanto una favoletta di tutti i sognatori.
Ed infine, il tramonto.
Distrattamente, altri nostalgici e pensatori come me, si soffermavano a guardarlo. Ogni giorno, in quel momento, l’aria si riempiva di tanti sospiri e pensieri che dal rosa, passavano all’arancione per poi sfumarsi nel silenzio della notte. Ed era così che mi congedavo da te, mio amato mare. Come Penelope che tornava sulla riva ogni giorno per dare la buonanotte a Ulisse. Anche io ti davo la buonanotte a ogni tramonto. Giacché preferivo farlo di persona, almeno finché potevo: finché la distanza e il freddo di una nuova città senza mare, non ci avrebbero divisi ancora una volta.

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Il punto sulla spiaggia

Oggi il cielo era meraviglioso.
Ero proprio lì, nel punto in cui quel giorno, con aria buffa, mi hai chiesto di andare a vivere insieme con la stessa facilità con cui si chiede alla propria ragazza se preferisce una margherita o una quattro stagioni.
E tu eri lì che mi guardavi inebetito mentre io scoppiavo a ridere come una matta.
Chissà che avranno pensato quei due che erano mano nella mano, vedendo un pazzo che mi chiedeva di convivere ed un’altra folle che accettava a suon di risate.
Se solo avessero saputo che genere di conversazione c’era in corso, saremmo stati il loro argomento di dialogo per i prossimi appuntamenti.
E quindi io stavo lì, sempre in quel punto in cui mi rotolavo sulla sabbia per le risate e dove poi correvo a piedi scalzi verso il mare; proprio nel momento in cui decidevi che quella doveva essere una gara a chi toccava prima l’acqua.
Che buffa la scena di noi due, poveri pazzi – pazzi d’amore – che tentavamo di sopportare il freddo di novembre in una corsa folle verso il bagnasciuga.
E ci vedo ancora, tu che prima di entrare in acqua cambi idea e torni indietro per frenarmi in un abbraccio, ma poi mi lasci e mi guardi.
Ed io che, ancora a distanza di anni, ripasso dallo stesso pezzettino di spiaggia e poso lo sguardo nel punto in cui, tante vite fa, c’eri tu; chiedendomi come sarebbe stata quella nostra casa e la nostra vita, insieme a tutte le altre scene folli a cui avrebbe assistito il mondo che, fino ad allora, calpestavamo insieme…
Se solo il tempo non avesse deciso di portarti via.

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La finestra

Il mio nome è Penelope e vivo davanti al mare.
La mia casa è modesta, sebbene sia la più grande della città; con le pareti in pietra e le finestre di legno.
La mia camera da letto si affaccia sugli scogli; distesa posso vedere la linea dell’orizzonte cambiare colore durante il giorno.
Da quella finestra mi affaccio sul mondo; da lì mi raggiungono il rumore delle onde, le risa dei bambini che corrono all’imbrunire e le poesie d’amore degli amanti separati dal destino.
Posso udire i suoni delle genti; i canti delle sirene e le promesse lasciate a metà.
Attraverso vi si estende quell’immenso tetto di color cangiante che copre tutti e che di notte ravviva i pensieri più nostalgici con il suo tappeto di stelle luminose.
Il mio piccolo mondo è tutto racchiuso in quella fessura che finisce con un arco di pietra e dalle imposte un po’ rovinate dalla salsedine che sbattono nei giorni di vento. La mia vita si basa su quelle immagini, come me, sempre uguali e diverse; fatte da tanti personaggi che sembrano puntini e che spariscono dopo aver danzato tra quelle case, tra quegli alberi, tra quegli scogli all’estremità della spiaggia oppure che si sono dileguati, puntando l’orizzonte.
Col mio cavalletto dipingo le onde e con il mio telaio le incido sul tessuto per poi disfarle sul far dell’alba, mentre una coperta color fuoco si arrampica sul mio corpo svestito.
E così aspetto. 
Aspetto mentre la notte si sostituisce al giorno e mentre il sole cede il passo alla luna. 
Aspetto quando vedo i bambini superare in velocità i loro nonni che faticano a stargli dietro, tenendoli per mano.
Aspetto mentre coppie di innamorati passeggiano abbracciati avvolti dal rosso della sera e aspetto ancora quando ascolto le serenate dedicatemi dai viandanti di strada, ma che non riescono ad arrivarmi al cuore. Non mi fermo e non cedo durante il freddo dell’inverno, né con il caldo nelle sere d’estate.
Aspetto quel canto che proviene dal mare e che ogni giorno ed ogni mese ed ogni anno mi ritrova sempre diversa ed uguale allo stesso tempo; aspetto mentre quel boato di tuoni anticipa un temporale e continuo ad aspettare quando tutto si rischiara ed i gabbiani riportano echi di messaggi lontani. Aspetto mentre le navi all’orizzonte si avvicinano, senza mai fermarsi e sempre così facendo 
aspetto, 
ti aspetto 
e mi aspetto 
che in ogni nave, in ogni canto, in ogni eco di promesse perdute e non infrante, finalmente ci possa essere tu.