Racconti, Racconti & Poesie

La barca

Come una barca che ha lasciato il porto e naviga su onde di rose. A volte spiega le vele, altre si rintana, raggomitolandosi in sé stessa nelle notti di luna piena.
Tuttavia, lei continua a viaggiare.

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Racconti, Racconti & Poesie

L’abbraccio

-Sì, bambina mia, è questa la loro storia: quando sta per arrivare la luna, il sole si va a nascondere dietro il mare.
-Ma perché? Allora non si vogliono bene?
-Certo e tanto. Vedi, loro lo sanno di volersi bene, ma è la vita che impone questa corsa.
-E allora non si vedono mai?
-Sì che si vedono. Devi sapere che, di tanto in tanto, il sole e la luna si incontrano in un punto del cielo e si abbracciano. Noi tutti aspettiamo con ansia che il sole abbracci la luna e quando accade, guardiamo il cielo e siamo felici. Pensa che abbiamo dato pure un nome al loro abbraccio e l’abbiamo chiamato eclissi.
-E perché siete felici?
-Perché sappiamo che in quel momento il sole e la luna sono contenti di riunirsi e di riposarsi insieme dopo tanto viaggiare per il cielo. Un poco come quando la sera torniamo a casa io e papà che non ci siamo visti per tutto il giorno e ci abbracciamo. Tu, amore, non sei felice quando la sera papà mi abbraccia?
-Sì, mamma!
-Ed è lo stesso quando guardiamo il sole e la luna incontrarsi nel cielo! Tutto chiaro adesso? Hai altri perché che vogliono uscire da quella bella testolina scura?
-Per ora no! Quindi mamma sicura che si abbracciano, prima o poi?
-Sì, amore, prima o poi si riabbracciano sempre.

Pensiero e sentimento, Racconti & Poesie

Le forbici

Piccolina,
se questa persona si volta male nei tuoi riguardi, non ti ama.
Se si ostina a non parlarti per tre giorni, non ti ama.
Se è dolce un giorno, ma ti tiene il broncio al primo nonnulla, non ti ama.
Se ti limita nelle azioni e nel pensiero, non ti ama.
Lui è un compagno: ti dovrebbe “accompagnare”, dandoti quella dannata mano, e non menarti verbalmente, psicologicamente o chissà magari fisicamente, con quella stessa mano che ti toglie a suo piacimento.
Tesoro, hai 18 anni, la vita è un uragano di colori e libertà: è fatta di ferite, di lezioni apprese, di cose da perdere e altre da trovare.
Se quella persona -che tanto dice di amarti- ti minaccia che sarai tu a perdere lui, non ti ama.
Se quella persona -che tanto dice di tenerti sul palmo della mano- ti toglie il sonno, la fame, l’aria e la tranquillità solo perchè hai salutato un tuo amico, non ti ama.
Se quella persona fa la vittima, ti dice che fai schifo, ma poi ti abbraccia, non farà altro che decidere quale sarà il tuo prossimo umore in base al suo, ma fidati che nemmeno quello è amore.
É una persona malata che ti trascinerà in questo vortice di follie; modificherà la tua bella testolina e spegnerà il tuo sorriso e i tuoi sogni, uno ad uno.
Ti farà ritrovare sola, farà in modo di essere lui tutto il tuo mondo e quando non gli andrà, sparirà dalla tua vista, così perchè quel giorno si sarà svegliato male.
Asciugati quella lacrima, cucciola mia, che sei libera se te ne accorgi – e poi ti puoi anche arrabbiare tantissimo- pensando che il  filo che ti lega non è fatto di amore, ma è pura violenza. Arrabbiati e taglialo con tutta la forza che hai, perché lo sai che succederà?
Se, infine, un giorno vorrai prendere il volo, seguire il tuo percorso – specie in tempi come questi in cui il trovare lavoro spesso coincide con il lasciare la tua cameretta lontano da Stoccolma-, fallo: l’amore non sta negli occhi.
E se te ne vai e continui a sentire il calore nel cuore, ma tornando trovi la casa vuota: tranquilla piccolina, sei stata coraggiosa e quella persona -che non ti amava- ha fatto l’unica cosa buona per te: lasciarti andare.
Ecco le forbici, ora sta a te tagliare.

Racconti, Racconti & Poesie

Il primo giorno

-E quindi hai paura?
-Beh, un poco sì.
-Un poco o tanto?
-Abbastanza per chiudermi lo stomaco.
-A cosa pensi?
-Di non essere all’altezza.
-Beh, effettivamente sei 1 metro e 60.
-Anche meno in realtà.
-Eppure ci sono i proverbi che possono supportarti in certe situazioni, come: “nella botte piccola…”
-…C’è meno vino?
-Mmh, scegli di riempirti volontariamente il bicchiere mezzo vuoto, insomma.
-Continuiamo a parlare per modi di dire?
-Allora amore, cosa vuoi detto? Hai paura? Mi dici di sì, pensi di riempirti un bicchiere di vino per aiutarti, ma poi ti “dai la zappa sui piedi” -o scusa- riempiendotelo mezzo vuoto. Hai studiato tanto, preso titoli, cambiato paesi, e poi arrivi a soluzioni simili che profumano di autogol?
-A volte dimentico di avere uno scrittore come compagno. Sai, è divertente quando mi fai le ramanzine: me le fai talmente bene, talmente sottili, tanto decorate, che sembrano parafrasi di poesie che in realtà mi punzecchiano velatamente l’inconscio.
-Eccola, adesso riconosco quel pizzico di creatività che ti è naturale. Per favore, falle arrivare un messaggio da parte mia, e dille di non permettere alla paura di rinchiuderla a chiave dentro la tua bella testolina scura. Ah, e anche che il “Cenerentola style” è ormai superato.
-Amore, ok, apprezzo il tuo aiuto -e anche i tuoi voli pindarici mirati a farmi confondere e distrarre contemporaneamente-, ma non è difficile essere creativa davanti a te, nel nostro salotto.
-Beh, allora se pensi sia facile in salotto, cambiamo stanza, usciamo di casa e vediamo se lo sei anche all’angolo della strada o nel parco. Anzi no, vediamo se lo sei anche nella tua libreria preferita, nel café all’incrocio di Via delle Rose, oppure anche nel deserto: ecco, secondo me se sei creativa nel deserto, lo puoi essere ovunque.
-Ahah e perché proprio lì?
-Vedi, per me il deserto è come certe aule studio senza libri. Sembrano asettiche, ma in realtà sono piene in potenza di tutti i contenuti che possono fuoriuscire dalla tua mente.
-Chissà se nel dizionario risulta questa definizione di “creatività”.
-Chissà intanto se questa tua paura, la stiamo esorcizzando almeno un pochino.
-Ebbene di un pochino; dopotutto so che le mie inquietudini hanno poco scampo quando combattono contro la tua ironia e la tua di immaginazione. Quanto vorrei che fossi con me, domani.
-Amore, qualcuno ti cancellerà la memoria questa notte? Finché non permetterai all’ansia di eliminarti i ricordi -compreso il pin del tuo telefono, come l’ultima volta… -, la mia bocca pronuncerà le stesse frasi anche domani, solo che sarà tutto nella tua testa.
-E che succede se le ricordo male? Che succede se confondo i toni, i suoni e le stesse parole formano frasi diverse quando ci ripenso?
-Innanzitutto se dovesse succedere, provvederemmo subito con l’assumere una pillola al giorno di fosforo e omega 3 -la mattina, prima di colazione per la precisione- e secondo: non succederà. E sai perché?
-Perché se comprassi le pillole per la memoria, mi dimenticherei pure di prenderle e quindi la mia testa si rifiuta già a prescindere di farmi notare certe sue défaillance?
-No, ma -eh- anche. Ti dico che non succederà perché sarà la tua testa a decidere cosa le accadrà. Se la tua volontà è quella di essere efficiente, lo sarai. Sappi solo che essere efficienti non vuol dire non sbagliare. Sbaglierai, perché le prime volte in cui si fa qualcosa, è normale che non la si sappia fare, ma da ciò imparerai e, solo allora, passerai al livello successivo: un pò come accade per questo gioco che mi hai fatto mettere in pausa perché sei entrata nella stanza con l’aria di chi sta per essere condannato a una morte non felice.
-Perché ci sono morti felici?
-Scherzi? Mai sentito di quelli che muoiono per il solletico o per un’indigestione di dolci?
-Dici i diabetici?
-Beh, whatever, come può essere triste, il morire ridendo o mentre si è soddisfatti dei pasticcini?
-Ahah se non sapessi che scherzi, la mia faccia sarebbe traumatizzata da quello che dici e non dal fatto che domani è il mio primo giorno di lavoro.
-E andrà benissimo, e se anche non dovesse essere secondo i tuoi -fin troppo alti standard-, mia cara Miss Devo Fare Tutto Benissimo e Lo Devo Fare Tutto Io, sarà sempre qualcosa che nel futuro ricorderai con il sorriso. A meno che…
-A meno che?
-A meno che non incendi il palazzo. Sì, tipo mentre passi un foglio al tuo collega e il foglio si brucia con la candela che è casualmente accesa -ad agosto e in pieno giorno- proprio sulla sua scrivania. Allora entrambi non fate in tempo a spegnerlo, il fuoco brucia gli altri fogli, tutti scappano, – il tuo collega pure-, tu riesci a spegnere il fuoco del primo foglio, lo lasci lo stesso sulla scrivania del tuo collega – perché avevi solo un compito da svolgere-,  finalmente te ne vai e…
-E…?
-E niente, vedi che il palazzo brucia. Ecco: quello sarebbe, comunque, un primo giorno memorabile; un giorno in cui dimostreresti, ugualmente, a te stessa, la tua capacità di essere la migliore anche nel combinare il peggio e nel fare il maggior danno che avresti potuto mai fare al tuo primo giorno di lavoro.
-Ok, evitare le candele, recepito.
-Decisamente. Adesso posso finire di giocare?
-Sì, scrittore. Vai in pace a fare i tuoi giochini da adolescenti nerd.
-A questa non ti rispondo!
-E meno male. E comunque, grazie.
-Ma di che, rompiscatole. Meno paranoie, più dolci, meno candele, più risate. Brucia l’ansia con il fuoco dell’ironia e ripensa a queste parole domani, quando ti daranno il primo compito e nella tua testa si formuleranno queste parole: “E che cazzo vuol dire far firmare la cedola 245”. E allora tu dí che lo farai e sorridi pure. Dopo, in silenzio te ne vai al pc e cerchi su Google cosa diavolo è una cedola 245. E, nel caso in cui Google fraintende e anche lì arriva a dirti che in realtà la cedola 245 è una malattia e che in realtà stai per morire, chiediglielo al collega più simpatico e prenditi tutto il tempo che vuoi.
Ma sopratutto, amore, pensa che se queste parole in realtà non sono state mai realmente dette da me, ma se sei stata tu a scriverle su un pc e a pubblicarle, vuol dire che dentro di te hai tutte le risposte, insieme a quella creatività che ti farà risolvere i problemi, e… che, in verità, non serviva un reale fidanzato per scoprirlo e per sentirtele dire.
Detto ciò, buon primo giorno!

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore, Poesia, Racconti & Poesie

Andare

Apri la porta,
lascia indietro il superfluo.
Cammina, respira
sali sul primo aereo.
Non pensare a niente.
Sali sul primo aereo
e ritrovati.

Racconti, Racconti & Poesie

Parigi-Madrid

Il silenzio spezzato dal rombo di un motore che corre per le autostrade di Parigi, illuminato dalla luce dei lampioni a mezzanotte. Un rumore che riempie il vuoto, che dissemina una scia di volute scure, che vuole combattere lo spazio. E la moto, quella moto rossa e nera che mischia i suoi colori, spinta dalla velocità e dal bisogno di essere già a destinazione.
Una persona sulla sella che tiene con forza, con urgenza, con disperazione le manopole del manubrio, come se dal manubrio dipendesse la rapidità di quel viaggio.
Chi la vide, ricorda un fulmine sulle strade della Francia, mentre il cuore, invisibile, raggiungeva la velocità del suono.
Una scia di colori, rumore, battito e benzina riempiva le strade vuote di un punto sperduto d’Europa. La meta era sempre più vicina, ma ancora fin troppo lontana, almeno finché le mani di chi in quel momento stringeva le manopole, non avrebbero stretto lui, affondando le dita nella sua carne.
Quella notte, lei si mise in sella a quella moto che quasi la sovrastava, per dimostrare che lo spazio e la distanza erano fattori irrilevanti, quando la volontà racimolava attimi e combatteva la paura. Viaggiare ancor prima delle prime ore dell’alba per le strade illuminate di Parigi e, via via, allontanarsene quando non erano nemmeno sorte le prime luci, significava andargli incontro.
E andargli incontro significava che per una volta doveva essere lei a legarsi i capelli, infilarsi il casco, coprirsi il collo con strati di pile e pelle, e sperare che il viaggio l’avrebbe condotta a destinazione il prima possibile.
Non esistono teletrasporti più potenti della volontà. E fu proprio la volontà a ricaricare di benzina il motore di quel cuore folle che voleva solo e soltanto riabbracciarlo e imprimere quel momento nell’asfalto nero della Parigi-Madrid.

Racconti, Racconti & Poesie

Il giardino francese

In un tempo lontano,
in un’epoca di merletti e balli da favola,
c’ero io, con il mio vestito lungo ed il solito libro in mano, che passeggiavo tra i roseti del giardino francese.
E come ogni volta, tu spuntavi fuori dal cespuglio dietro la fontana con una rosa; con quella faccia buffa e una spada troppo seria appoggiata alla tua gamba.
Se libri e spade fossero stati amanti fedeli, le guerre sarebbero esistite solo tra le loro pagine.
Ma le battaglie erano reali, quanto lo eravamo noi; e se quella spada ti ha portato via da quel lontano 1780, il tempo non ha mai cancellato il tuo ricordo, impresso ancora per i sentieri di quel giardino francese.

Poesia, Racconti & Poesie

Incontri

Attraverso la strada
e nel centro preciso,
tra macchine che corrono alla mia destra
e macchine che aspettano a sinistra,
accadono due cose in un unico istante:
tu mi vieni incontro
ed io alzo lo sguardo.
Da quel momento gli avvenimenti si moltiplicano,
si sdoppiano,
prendono altre vie,
diventano infiniti.
Con la luce di quegli occhi chiari e sconosciuti,
mi sono ritrovata in riva al mare,
in una fresca mattina di maggio.
Subito dopo ero in un punto sperduto della più alta montagna innevata,
davanti a un camino che odorava di legna,
sul finire di gennaio.
Ancora, mi trovavo in mezzo a un prato,
nascosta tra i girasoli che mi superavano in altezza,
ai primi di settembre.
E d’improvviso mi ero catapultata nel deserto,
anzi, nell’unica oasi in mezzo al Sahara,
quando novembre si sostituì a ottobre.
Un attimo solo,
uno sguardo e basta tra i rumori della città
ed io ero mille,
in cento posti contemporaneamente,
in mille tempi diversi,
avvolta nel silenzio,
ma sempre con te accanto.
Poi come un tuono,
il rombo dei motori mi riportò al presente,
a una delle mie tante realtà.
Tu mi superasti,
io arrivai salva al marciapiede opposto.
E allora al prossimo incontro,
alla prossima vita,
pensai,
amore mio.

Pensiero e sentimento

La lettera

Ed è rimasta questa lettera a nascondere gelosamente tante piccole poesie scritte a mano. Non la vedrà nessuno, non le leggerà nessuno, almeno finché le sue parole continueranno a urlare da dentro. Rimarrà conservata e così dimenticata tra i fogli di un diario scritto male.
Ma un giorno, chissà quando, qualcuno aprirà quel diario e si sorprenderà nel trovarla. E seppure non compaiano nè nomi e nè indirizzi, sarà chiaro a quel fortuito trovatore, a chi era rivolta.
Eppure, in cuor mio, pur senza sapere come nè quando, sono certa che quella lettera prima o poi arriverà al suo vecchio destinatario, perché nonostante i suoi tempi, il destino sa quando un incontro è scritto tra le sue pagine; pagine simili a quei fogli ormai ingialliti dagli anni e forse pure un poco sbiaditi, ma sicuramente mai cancellati da niente e nessuno.

Pensiero e sentimento, Racconti & Poesie

Servirebbe un giardino

Fisso la candela.
La fiamma sembra un pino infuocato, la cui punta vuole toccare il cielo.
Tutta la stanza odora di vaniglia mista al legno bruciato del camino.
Il riflesso danzante della fiammella riverbera sulle finestre: è un’allegra compagnia in questa notte di dicembre.
Mi ritrovo a scrivere nella solita e vecchia agenda una nuova storia, mentre una coperta di lana mi abbraccia.
Questa volta non sono io sola a immaginare il racconto, ma è la candela sul tavolinetto accanto a me, a suggerirmelo.
Fuori, le luci natalizie si confondono tra la neve. Un altro inverno, qui, nello Hampshire.

Chiudo gli occhi e, avvolta dal quel tepore alla vaniglia, visualizzo un giardino sul retro di una grande casa.
Per accedervi vi è una vecchia porta in legno, di quelle ormai rovinate dai secoli che cambiano.
Eppure, malgrado quella sua presentazione malridotta, una volta aperta, davanti agli occhi si presenta uno spettacolo tra il naturale e il sovrannaturale. Un piccolo Eden nascosto nel retro di una vecchia dimora inglese.
Camminando per un sentiero tutto ricoperto di foglie variopinte, riempie il cuore vedere la potenza della natura, capace di far nascere un semplice e meraviglioso fiorellino rosa, anche tra le fessure di due pietre che non vogliono separarsi.
Ancora più avanti c’è un ruscello: un piccolo ruscello che scorre libero e incontaminato dalla velocità del presente.
Stando in questo locus amoenus, non riesco a non pensare a quanto sia indispensabile trovarne uno, nella vita di tutti i giorni.
“Se solo riuscissi a conservare vividamente ogni ricordo, ogni profumo, ogni forma, ogni tonalità di colore. Allora sarei in grado di ricrearlo nelle sere di inverno, tornando dal lavoro, tra le strade trafficate della mia grande città”.
Sedendomi su un grande masso, circondato da un tappeto di erba verde e umida, prendo dalla borsa un taccuino; poi con la piccola matita che sono riuscita a trovare, eccomi a scrivere qualcosa e abbozzare un disegno: “Quando tutto sembra “overwhelming”, quando il presente ti avvolge tanto da stringerti i polmoni, senza lasciarti respirare, servirebbe un giardino.” Questo il mio pensiero. Servirebbe ossigeno per i nostri pensieri.
Amavo Londra, amavo mio marito, eppure qualcosa mancava nell’equazione. Il risultato non era perfetto, ma vi si approssimava sempre di pochissimo.
Quella piccola virgola mancante, cambiava stupidamente ogni cosa. Gettava ombre sul mio sorriso e percuoteva a intervalli dolorosi la nostra relazione.
Dicono che vivere a contatto con la natura aiuti a ricordarci chi siamo; e lo dico ad alta voce per rendermene conto davvero: siamo umani. E noi umani non siamo solo routine, non siamo solo razionalità: siamo fatti di sentimenti, emozioni, sensazioni e sogni. Servirebbe un giardino che contenga tutto questo. Servirebbe un giardino per ritornare a vivere; uno segreto da cui si vedono correre allegramente piccoli cerbiatti dalle macchie scure, mentre i passerotti saltellano tra un albero e l’altro, in una costante primavera.
Allora quel ruscello sarebbe l’immagine riflessa del nostro sangue che riprende a scorrere; e quei leprotti che scorrazzano allegri sarebbero in nostri pensieri, liberati dal recinto della nostra testa. E ancora quelle api, le nostre sensazioni che hanno ritrovato la curiosità di cambiare fiore e poggiarsi su qualsiasi altra cosa li richiami. E la farfalla, la delicata farfalla bianca che sbatte le ali, mentre sta lì, sul più alto girasole, ecco, in lei, il riflesso dei nostri sentimenti.
Puri, delicati, incorrotti e reali, come la candida farfalla che adesso volerà chissà dove.
Servirebbe un giardino per ricordarci che quello che ci manca nella quotidianità, lo ritroviamo solo dopo aver aperto una porta sgangherata, con una chiave antica quanto è antica l’umanità.
Un profondo respiro a pieni polmoni di ogni minima sfumatura di profumo di quel luogo magico e dopo quella sorsata di vita, il desiderio è quello di ritornare a casa. Però prima, soltanto un ultimo sguardo al tramonto; soltanto un ultimo sguardo al sole che brucia.

L’ultima scintilla della candela, mi ha richiamato a lei.
Non c’era più il suo riverbero sulla finestra e fuori aveva ripreso a nevicare.
Eppure il fuoco manteneva intatta la sua energia per scoppiettare, come i miei pensieri ancora al galoppo.
Chissà chi era quella donna che parlava attraverso i miei pensieri: ero davvero io o lo siamo tutti?
Chissà se è più riuscita a tornare a casa.
Chissà se avrà ripreso ad apprezzare quello che aveva, piuttosto che notare solamente quel poco che non possedeva.

E chissà dov’era quel giardino.
Servirebbe un giardino, un giardino segreto;
servirebbe un locus amoenus pronto ad accoglierci.
So solo che sto per raggiungere nuovamente il mio.
Spengo il fuoco, chiudo l’agenda, poso la penna, spengo la luce.
È una notte serena nello Hampshire.
Chiudo gli occhi e apro la porta di legno.

Buonanotte