Pensiero e sentimento

La mia lingua

Sai quando hai voglia di parlare? Dico, solo parlare.
Parlare con qualcuno che comprenda la tua lingua.
Anche senza parlare.
Sì, anche senza parlare.
Della serie: cos’è quello sguardo?
Perché quei pensieri?
E io, sorpresa, direi: “ma come fai a credere di conoscere i miei pensieri? Io non ho parlato!”
Ecco, una conversazione così: assurda, ma con tutto il senso di questo mondo. Almeno per me e per chi parla la mia lingua: che sa di battaglie, che sa di risa, che sa di stanchezza e a volte un po’ di sana solitudine.
Dico sana perché, in alcuni momenti, serve il silenzio per capire i propri pensieri. E a me va bene di parlare in silenzio con chi conosce il mio alfabeto. Anzi, che esseri speciali, quelli che conoscono i miei pensieri quando sono troppo stanca per parlare.
Credo, dopotutto, sia una questione di compatibilità e di reciprocità: che chi conosce la mia lingua, potrà far dialogare i miei pensieri con i suoi, senza nemmeno emettere un suono. E che conversazione rara e bella, ne uscirebbe.
Finché, il mio interlocutore interromperebbe il silenzio, alzandosi di colpo da quel gradino, dove mi sedeva a fianco; e porgendomi la sua mano per farmi alzare, già lo vedo, sfoggiare un sorrisetto furbo e contagioso. Soltanto allora, come guarita, io ritornerei a parlare.
E ditemi se questa non è poi Magia.
È questione di fortuna, è questione di chimica: dico, incontrare qualcuno che ti capisca anche senza parlare, solo guardandoti in viso. Magari, mentre tu hai pure gli occhi abbassati e semplicemente ti limiti a dire a tutti gli altri analfabeti: “sto benissimo, grazie. Ma intanto versatemi un altro po’ di vino in questo bicchiere mezzo vuoto”.

Poesia, Racconti & Poesie

In silenzio

Non dire niente e abbracciami.
Che questo basterà ad aggiustare tutto,
a rattoppare le ferite, a curare i graffi.
Il tempo, le scelte, le città
ci hanno portato lontano.
Ma fintantoché rimaniamo qui ad abbracciarci
siamo legati ancora, a un passo dai nostri cuori.

Abbracciami, in silenzio,
lascia parlare i nostri corpi.
Che melodia armoniosa, dopo mesi di arsura.
E finalmente noi, vicini,
-che bello poter dire vicini-
possiamo accarezzarci fin dentro l’anima
adesso che siamo così stretti.

Che sollievo, ora che mi abbracci senza parlare,
sento quasi ricomporre tutte le parole,
vedo colorare questa stagione dai toni freddi,
tocco con le mie mani il tuo corpo che ho sognato così da lontano,
ora che ci sei.

E allora stringimi, stringimi ancora, stringimi tanto forte,
da non permettere a questo abbraccio di sciogliersi,
nemmeno per quando io sarò partita, ancora una volta.

Pensiero e sentimento

Terapia

Tappo le mie ferite con i colori, o almeno ci provo.
Allora, nel cuore uso il cerotto della poesia e nella testa, la bambagia della musica.
Invento, scrivo, suono, canticchio e poi quando posso viaggio.
Non sbaglio, con me stessa, intendo, perché una parola scritta e venuta fuori dalle mie ferite, è come un pianto che si trasforma in nota; è soltanto uno dei modi che uso per trasformare l’energia che tanto mi faceva male, in motore che mi fa ricominciare a vivere.
L’arte è una terapia, il processo artistico è la mia cura: non sono la migliore, anzi, non devo appartenere a nessuna categoria di artisti. Quella che io chiamo “arte” e che reputo mia, è un uragano di sensazioni che diventano colori anche uditivi. Genero delle sinestesie che mi hanno fatto costruire dei ponti su cui continuare a camminare, non per ottenere qualche premio o per essere chiamata artista, ma per vincere con la mia vita e per essere chiamata con il mio nome.
Quindi, continuate a chiamarmi con il mio nome, qualunque esso sia, e continuate a cercarmi dietro le mie parole, come si cerca un’amica, un’amica che vi comprende, perché da quel dolore, ci è passata.
E anche per questo secondo anno, è questo che ho fatto con il dolore: l’ho completamente trasformato in onde del mare che si infrangono sugli scogli della vita, fino a levigarli.
Perché è questo il potere dell’arte; riesce a modellare le rocce fino a trasformarle in piccole opere che all’interno portano parte del mio cuore.

Racconti, Racconti & Poesie

Pensarsi

-C’è un dubbio che non so sciogliere, quello per cui non capisco se ci siamo persi o allontanati.
-Ha importanza?
-Beh, certo! Se ci perdiamo, vuol dire che siamo relegati in un passato che un tempo ci è appartenuto, mentre, se ci siamo allontanati, rimaniamo insieme nel presente e lo saremo anche un pochino nel futuro.
-E tu cosa vuoi? Relegare nel passato o portarmi nel futuro?
-Voglio la soluzione che faccia meno male.
-Ti fa meno male vedermi più sbiadito?
-Sì.
-Ti senti più leggera, se mi dimentichi?
-Sí.
-Riesci a dimenticarmi?
-No.
– Sai che ci sono cose che puoi cambiare e altre su cui non hai potere. Il segreto per non soffrire è convivere con le seconde, e fare di tutto per agire sulle prime.
-Vuoi dire che devo convivere con te? Ma così ti porto nel futuro!
-Devi convivere con il mio ricordo, mentre lo tieni a bada in un cassetto. Trattalo e trattami come il giocattolo che amavi da bambina; poi appena sei cresciuta, l’hai conservato da qualche parte e andando avanti negli anni, è capitato che non ci hai più pensato. Ma un bel giorno, camminando per la strada, noti una bimba che abbraccia una bambola così simile alla tua. Dunque, lo ripeschi dalla memoria, il tuo giocattolo che ti era tanto dispiaciuto riporre alla fine di quel periodo della tua vita, eppure questa volta ne sorridi. Infine, quando la bambina ha girato l’angolo, anche lì, il tuo pensiero fa lo stesso, e la bambola sparisce dalla strada dei ricordi, rimasta indietro e riportata nuovamente nel suo cassetto. Ecco, è così che devi fare con me.
– Il mio giocattolo preferito… è questo che sono stata io? É così che tu hai fatto con me?
-No. Io ti ho paragonato a una delle giornate più belle della mia vita, una di quelle che ti hanno segnato e che ricordi con il sorriso. Magari le vorresti rivivere, ma per farlo devi tornare più piccolo, devi tornare indietro, devi smettere di essere chi sei.
– Già, io e te non siamo più chi eravamo.
– Ed è giusto che sia così.
-Quindi anche tu mi porti nel futuro?
– É inevitabile. Ti ci porto, ma con parsimonia. Rispunti fuori quando qualcuno ti chiama: un profumo che sembra il tuo, una voce dolce come la tua, un foglio di carta su cui è scritta una poesia, una ragazza che da lontano ha la gonna mossa dal vento, come quella volta che ti ho vista mentre guardavi il tramonto davanti al mare.
Vedi, io non posso rispondere al tuo dubbio, perché noi non ci siamo né persi e né allontanati. Quel che è stato, in qualche modo, ci ha legato seppure noi non ci vediamo, non ci incontriamo e se magari ci vediamo anche, non ci parliamo.
– E non stiamo parlando, adesso?
– Sì che stiamo parlando, e questo è l’unico modo che abbiamo per farlo. Tu hai formulato nel tuo cuore queste domande tanto tempo fa, io oggi sento il bisogno di rispondere a qualcosa che non hanno sentito le mie orecchie, ma che ho percepito dai silenzi degli anni che passano. Tu magari non mi sentirai oggi stesso, ma quando guarderai il cielo e vedrai una scia bianca di un aereo, sorriderai perchè in cuor tuo, mi hai sentito.
-Quindi non ci siamo persi, nonostante tutto.
-No, e non ci perderemo mai, nonostante tutto.

Lui sorrise, conservando in tasca quel foglio di carta che recitava due frasi di William Shakespeare, scritte da qualche sconosciuto e trovate per caso su di una panchina.
Era il 7 novembre 2018.
E lei sorrise, quando sul cielo di Londra, vide comparire una scia di un’aereo che tagliava in due la sagoma della luna, all’ora del tramonto.
Era il 31 dicembre 2019.

Pensiero e sentimento

In solitaria

Hai presente l’atmosfera che si respira sulla spiaggia all’ora del tramonto?
In lontananza e affievolite, sembra quasi di sentire le voci dei bambini che hanno giocato con i suoi ciottoli per tutto il giorno. Anzi, ti viene proprio da respirare a pieni polmoni, mentre cammini verso il bagnasciuga.
Senti come se quel posto ormai fosse tutto per te, come una parte della tua stessa casa, così libero dai teli, oggetti e parole di tutti i bagnanti che lo hanno affollato per tutte quelle ore prima.
E una volta che tocchi l’acqua e ti godi il venticello che ti carezza il viso, irrazionalmente ti senti di colpo tra il fortunato e il benedetto. Avverti scivolare finalmente via la pesantezza dell’ennesimo giorno ormai quasi al suo termine e che pensavi di dover portare addosso eternamente, sommandolo a tutti gli altri.
Invece quel masso si disintegra, come acqua che batte pietra, quando ti ricordi che non è da tutti il poter godere in solitaria di quel mare dai riflessi che diventano lilla.
E ti stupisci del tuo privilegio, sovrano del mare per il tempo di un tramonto, che quello non è più il mare di tutti, poiché, per quel momento, appartiene soltanto a te.

Pensiero e sentimento

Una marea

Avevo bisogno di una finestra sul mare, di due ante che si aprissero verso i miei desideri.
Non si scrive soltanto quando si è tristi, ma lo si fa anche quando si ha tanto da dire. E questo “tanto da dire” è una marea che mi sconquassa dalla testa, al petto, allo stomaco. Non posso rimanere impassibile alle sue onde.
Dall’interno del mio microcosmo, allora ho bisogno di guardare fuori. Non è il caos della città a richiamare la mia attenzione, nè la quiete di una distesa di montagna. È il mare, è solo il mare che mentre sembra dormiente, in realtà si muove. Che mentre sembra annoiato, in realtà intrattiene infiniti discorsi con il cielo, con la terra e con tutti gli occhi che lo guardano.
Allora il mare è la mia cura, il mio riflesso, da sempre la mia casa. E quando lo guardo non ho più bisogno di dovermi perdere in parole e discorsi, perché lui assorbe tutto il fumo di questi tempi. E quando scrivo e ogni volta lo nomino, è perché anche il sol pensarci, mi calma.
Dopotutto è così che si fa con gli esseri che si amano, quando sono lontani. Ci lega solo il pensiero. Ed io negli anni mi sono allenata con il mare; e così, tutto quel non detto, è stato detto, e tutto quel fumo man mano si diradava.
Ed anche io, seppur distante, in un angolo dei miei pensieri, ho pur sempre continuato a sentirmi a casa.

Racconti, Racconti & Poesie

Il bracciale

-Come mi hai trovata?
-Non lo so.
-E come sei arrivato fin qui?
-Non lo so. Ho sentito la tua voce una notte, mentre dormivo. Il tuo viso era nascosto tra i capelli lunghi e smossi dal vento, ma ti ho riconosciuta. Ho scorto dietro di te delle mura di un castello antico, mi chiedevi di venirti a prendere, affacciata a un balcone con sotto un mare in tempesta.
-Non ero io. Non ho bisogno che tu mi venga a salvare da nessun mare in tempesta. Questa è la mia casa ormai, e quel castello non è una prigione. Perché sei qui?
-Forse proprio per questo, perché non ne hai bisogno. E allora sono qui per smontare l’armatura con cui ti difendi dalle maree che sbattono contro la tua isola. Sono qui per farti venire via con me su quella barca che, inspiegabilmente, mi ha condotto fin qui, spinta soltanto dal ricordo della tua voce. Sono qui per farti accorgere di questo filo rosso che hai trasformato in bracciale e che adesso tieni al posto. Sai cos’è?
-Questo bracciale, dici? L’ho trovato prima di arrivare qui. Era un filo rimasto impigliato tra i miei capelli mentre stavo per salire sulla nave. Era il mio vecchio mondo che mi salutava.
-Ero io che ti salutavo. Il vento ha condotto alla mia finestra un filo uguale. Tu non vuoi essere salvata ed io non sono qui per farlo, ma permettimi di farti comprendere che prima o poi questa fase deve finire. Hai avuto il tuo addestramento e sei una persona diversa, completa, cresciuta. Adesso è arrivato il momento di tornare a casa. Perciò, sali con me su quella barca.
-No, non voglio, non posso.
-Vieni con me, non scappare ancora dalla felicità. Sali con me su quella barca che ti riporto a casa.

Il vento le copre il volto con i capelli, il suo sguardo era rivolto verso il mare.

Pensiero e sentimento, Poesia

Sulla mia riva

Tu mi insegni a non guardare
e ad ignorarti piano piano;
l’indifferenza o presunta tale,
il chiudere la valigia dei ricordi.
In questo mare hai smesso di nuotare:
ritorni sulla tua riva e ti rintani dentro casa.
Ed io che ancora qui rimango ferma ad aspettare,
senza più distinguere la tua sagoma nel mare.
Lontani e distanti siamo noi due amanti,
lontani e distrutti sono i nostri vecchi sorrisi;
e il mio muore, si appassisce e si spegne del tutto,
mentre da me scivoli via.
E allora comincio ad imitarti,
e sempre più da te ad allontanarmi,
e a rintanarmi dietro quella porta sulla mia riva
di una casa che da adesso non è più la tua.

Pensiero e sentimento, Racconti & Poesie

L’onda

Camminavo sulla spiaggia,
i piedi nudi venivano avvolti dalla sabbia tiepida e umida.
Venni attratta da due luci nel mare, due riflessi, due stelle, due occhi.
Era tutto così piatto, tutto così limpido, tutto così vero e surreale, nel reale.
Ma poi è arrivata l’onda
E tu non c’eri più.