Pensiero e sentimento, Poesia, Racconti & Poesie

Questo luogo

Sono io, questo luogo.
È assurdo da spiegare,
ma ci sono dovuta nascere per coincidervi così tanto.

Io non sarei io,
senza la sua presenza costante
che fin da sempre penetrava dalla finestra della mia camera.
Giorno e notte
Estati e inverni
In mia presenza e durante le lunghe assenze.
Lui continuava ad esserci.

Io sono questo luogo,
Io mi ricordo -me stessa mi ricorda- questo luogo.
Come un profumo, e questo luogo è il mio profumo.

Tanto che se fossi una terza persona e ci andassi,
nel guardare l’isolotto beato in mezzo alle onde del mare,
spontaneamente penserei:
“Valeria…”.

Pensiero e sentimento

How I met the Covid19

Nel futuro, i miei nipoti studieranno questo giorno: 11 marzo 2020, l’Oms annuncia la pandemia globale del Covid19.
Poi verranno da me e mi chiederanno: ”Nonna, ma tu c’eri?”
E io risponderò: ”Sì tesori, la nonna, da una stanza di Bologna, ha visto tutto: prima la situazione in Cina e l’Italia che si faceva gli aperitivi. Poi in Italia quando c’era la divisione tra i “tanto è un’influenza” e i “moriremo tutti”. Da quel mio MacBook ho visto anche la fuga impanicata delle 23:39 dal nord al sud al seguito di una bozza pubblicata dai giornali, e ho seguito quotidianamente l’evoluzione del decreto per cui ogni giorno, in Italia, sorgevano zone rosse come fossero margherite.
Ricordo quei video che giravano con le persone che stavano in fila ai supermercati di notte, carcerati che tentarono di evadere dalle prigioni e messaggi vocali in un siciliano ostrogoto che non capivo nemmeno io. Uno di questi testimoniava uno dei fattori di stress maggiori del momento: ad esempio per quelle madri che non capivano perché le scuole fossero chiuse e minacciavano di lanciarsi dal balcone pur di non passare un altro giorno chiuse in casa con i figli.
Ormai tutta l’Italia era zona rossa, e noi Italiani eravamo gli stranieri infetti per gli altri paesi, ancora convinti di essere sani e solo con qualche influenzato in più.
La nostra vita era cambiata radicalmente nel giro di qualche giorno ed era tutto paradossale. Niente più voli, niente più feste, negozi chiusi; le lauree erano online, insieme alle collezioni dei musei, lezioni, smartworking, allenamenti, dirette: praticamente ci veniva garantito uno pseudo-ritorno alla normalità grazie al 4 e il 5G. Ecco forse la vera differenza rispetto alle varie epidemie di peste del passato. E intanto, le uniche facce che vedevo, erano quelle di Conte e Burioni che andavano diventando sempre più i miei migliori amici.
Eppure, ho provato un grande orgoglio nel vedere l’operato di tutto il personale sanitario lavorare duramente giorno e notte, proprio per cercare di arginare uno di quei mostri di cui si parla solo nei film e si conoscono nei peggiori incubi.
Ho assistito alla raccolta fondi di tre milioni di euro ottenuti in 24 ore, da almeno una novantina di paesi, e lanciata da due influencer che hanno usato benissimo la loro fama, le loro conoscenze e i social. Ma sopratutto, non posso dimenticare quella foto scattata all’aeroporto di Roma, la sera in cui arrivarono i nostri veri alleati, venuti direttamente dalla Cina, per aiutarci a evitare la catastrofe.
E intanto, mentre ci avvicinavamo alla fase 2 che era -cito- : “una fase 1, ma a maniche corte”, io ho imparato che “questo governo non lavora con il favore delle tenebre”, che anche per Mattarella i barbieri erano chiusi e che mezza Italia ha cercato su Google il termine “congiunti”.
Nonostante ciò, ricordo ancora il drastico isolamento fisico. Non potevamo abbracciarci per via di una distanza obbligata e dettata dall’amore, ma la gente cantava dai balconi ed eravamo tutti un grande coro.
Ad ogni modo, io non potevo tornare a casa in Sicilia per non rischiare di contagiare nessuno, sopratutto i vostri bisnonni.
Rispetto ai vostri trisnonni, noi la nostra guerra l’abbiamo combatutta rimanendo sul divano a guardarci film e se ci dovevamo lamentare del fatto che ci fossimo pure messi d’impegno a festeggiare il capodanno di quel 2020, lo facevamo, ma pur sempre stando a casa.
Tuttavia, anche se lontani, eravamo uniti grazie a internet, e ricordo che io controllavo costantemente la salute di tutti i miei cari, bisnonni e vostri zii e zie varie, grazie a Whatsapp e Facebook.”
“Cosa sono Whatsapp e Facebook, nonna?”
“Niente tesori, questo ve lo spiegherò quando arriverete al capitolo di storia in cui cadde il meteorite vicino alla terra nell’aprile dello stesso anno di merda”.

mo pure messi d’impegno a festeggiare il capodanno di quel 2020, lo facevamo, ma pur sempre stando a casa.
Tuttavia, anche se lontani, eravamo uniti grazie a internet, e ricordo che io controllavo costantemente la salute di tutti i miei cari, bisnonni e vostri zii e zie varie, grazie a Whatsapp e Facebook.”
“Cosa sono Whatsapp e Facebook, nonna?”
“Niente tesori, questo ve lo spiegherò quando arriverete al capitolo di storia in cui cadde il meteorite vicino alla terra nell’aprile dello stesso anno di merda”.

Pensiero e sentimento

Aspettare

Ci vorrà ancora tempo, ma noi ormai abbiamo imparato il significato della parola “aspettare”. E aspetteremo insieme, fino a quando le acque si saranno calmate. Soltanto allora saremo finalmente liberi di poterci riabbracciare e, per alcuni di noi, di poter tornare a casa.

Forza!

Pensiero e sentimento

Io sto a Casa

Casa è dove il frigo è sempre pieno e i vestiti si puliscono da soli.
Casa è dove basta che si chiude la porta e si entra in un mondo tutto proprio e incontaminato dal resto (in tutti i sensi).
Casa è dove puoi guardare un film sdivacata sul divano e nessuno può sanzionarti per la tua condotta.
Casa è il luogo che puoi percorrere ad occhi chiusi, perché è proprio casa tua.
Casa è uno stato mentale, che inizia appena richiudi dietro di te la porta d’ingresso.
Casa è pace, famiglia, alti e bassi, ma completezza.
E poi casa è dove puoi dormire!
Il posto dove puoi studiare le tue strategie per affrontare la vita che c’è fuori.
È un luogo senza tempo dove puoi documentarti e diventare un cittadino migliore e una persona diversa.
A casa ti puoi reinventare, imparare cose nuove, sbagliare senza essere visto.
A casa puoi prendere un respiro di sollievo da quella vita stancante che scorre come un film, fuori dal tuo palazzo.
La tua casa, la tua tana, il tuo nascondiglio, quello che sogni alla fine di un turno di 8 ore.
Casa è dove puoi riscaldarti dal freddo dell’inverno e da una solitudine che ci accompagna.
Insomma, adesso qualcuno ha esaudito le tue preghiere e ti permette di godertela. Di goderti quel letto, con quella tisana e magari il tutto davanti a un camino (se non ce l’hai, Netflix te lo metterà a disposizione).
Quindi, stiamocene a casa se non ci sono emergenze a cui rispondere, che si sa che è ormai più figo di fare movida.
E sopratutto voi che siete nelle vostre vere case, nelle vostre città, con i vostri affetti, approfittatene anche per noi. Sì, noi che alloggiamo in una casa-in-prestito e che non é proprio la nostra; una casa di persone fuori sede che rimangono lontane, con sacrificio, ma con gesto di amore e buon senso.