Pensiero e sentimento

In solitaria

Hai presente l’atmosfera che si respira sulla spiaggia all’ora del tramonto?
In lontananza e affievolite, sembra quasi di sentire le voci dei bambini che hanno giocato con i suoi ciottoli per tutto il giorno. Anzi, ti viene proprio da respirare a pieni polmoni, mentre cammini verso il bagnasciuga.
Senti come se quel posto ormai fosse tutto per te, come una parte della tua stessa casa, così libero dai teli, oggetti e parole di tutti i bagnanti che lo hanno affollato per tutte quelle ore prima.
E una volta che tocchi l’acqua e ti godi il venticello che ti carezza il viso, irrazionalmente ti senti di colpo tra il fortunato e il benedetto. Avverti scivolare finalmente via la pesantezza dell’ennesimo giorno ormai quasi al suo termine e che pensavi di dover portare addosso eternamente, sommandolo a tutti gli altri.
Invece quel masso si disintegra, come acqua che batte pietra, quando ti ricordi che non è da tutti il poter godere in solitaria di quel mare dai riflessi che diventano lilla.
E ti stupisci del tuo privilegio, sovrano del mare per il tempo di un tramonto, che quello non è più il mare di tutti, poiché, per quel momento, appartiene soltanto a te.

Pensiero e sentimento, Poesia

Una canzone che non esiste

É andata così,
vile, vile, vile che sono.
Lasciarti andare, vederti sempre più piccolo,
mentre rimango in silenzio.
Ma giuro che invece parlo, urlo, grido, scalpito
dentro di me, dove ribolle la lava.
E la rabbia e i rimorsi, quelli contro di te, quelli contro di te.

Chissà se fossimo due sconosciuti, chissà se ci fossimo mai messi a parlare.
Magari mi regaleresti nuovamente quello stupido fiore bianco,
e forse mi sposteresti ancora i capelli dal viso, chissà.
Ed io, stronza, probabilmente ti crederei di nuovo
e chissà se alla fine questo amore non si tramuterebbe sempre in dolore,
in una partenza, nella distanza.
Ed il silenzio che ritorna dentro le nostre urla.
E tu, io, i nostri abbracci sfumati in una coltre di sabbia.

Che cosa siamo noi, se non ricordi sbiaditi?
A che serviamo, amore? A che serviamo?
Siamo ormai delle foglie morte, rimasuglio di emozioni spente dalla pioggia torrenziale dei nostri ma.

E tutti quanti i perché, che come mura ci hanno bloccato il cammino.
E tu dove sei, adesso?
Ed io dove sono, adesso?
E scusami, scusami se le distanze sono incolmabili.
E scusami, scusami se non so dirti addio.
E scusami, scusami se ti ho ferito.

Ed è meglio così, che questa è solo una canzone che in realtà non esiste.

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore, Pensiero e sentimento

Il sogno

Ma un uccellino dentro la tasca di una borsa, muore se la cerniera è chiusa. Ogni tanto avevo la certezza che prendesse comunque aria, ma come faceva se stava dentro di una busta di plastica trasparente? Eppure si muoveva, lo giuro, io l’ho visto. Ed io, a volte, mi dimenticavo della sua gentile presenza, lì all’interno dell’apertura anteriore dello zaino, tanto che lo poggiavo ovunque -sai nei viaggi succede di poggiarlo ovunque- e, per giunta, finii per sbatterlo con noncuranza nel pavimento di uno spogliatoio in cui, per non so quale motivo, mi ritrovai. Poi aprii una porta e, senza più lo zaino, ero in una spiaggetta con il mare agitato. Eppure, entrandovi, mi resi conto che si poteva nuotare benissimo. Anzi, mi raggiunsero pure degli amici e cominciammo a giocare a palla, tranquillamente.
Ma quell’uccellino, era ancora nello zaino e non aveva bevuto! Era senza acqua ed io ci pensavo. Perchè non gli facevo prendere aria? Perchè non tornavo subito a prendere lo zaino per farlo bere, per dargli da mangiare, o chissà per liberarlo?
Mentre ero in mare pensavo di comprare una gabbietta più grande per trasportarlo, sapevo di tenerci a quell’uccellino; tanto silenzioso, tanto tenero, tanto succube.
Uscii dall’acqua che già era sera e il mare probabilmente si stava increspando di nuovo, quindi ritornai nella stanzetta con le panchine da spogliatoio di palestra e presi lo zaino. Non ebbi il coraggio di aprilo.
Tornando a casa mia, mi distesi sul letto della mia stanza con lo zaino accanto a me: “Mamma, ho un uccellino nello zaino, potresti vedere se è ancora vivo?”.
E fu lì che mi svegliai.
Racconti, Racconti & Poesie

Risvegli

È forte il suono della musica?
Con tutto quell’alcol, ti senti nella bambagia.
E i tuoi amici che ballano, ti parlano, alcuni vagano con gli occhi persi, altri ridono. Non li senti, li superi come fantasmi nel tuo mondo in cui ti stai sentendo da solo, adesso.
Forse è stato l’ultimo cocktail, forse la stanchezza di serate sempre uguali e diverse, con persone, amici e sconosciuti che chissà se rivedrai mai più.
Come si chiamava lei? Ne hai baciata un’altra oggi, somigliava a quella di ieri o probabilmente ne era completamente l’opposto, nemmeno lo sai. Perché anche ieri notte, come la volta prima, l’alcol ti aveva rinchiuso nuovamente in questa bolla, dove i colori diventano sfocati e si perdono in scie di risate sempre più vacue.
Ma stasera è diverso, la senti l’assenza. Vaghi tra facce, ma ne manca una.
Quale? Chi sei? Come sei fatta? Ti chiedi e inconsciamente mi chiedi.
Ed io sono qui, che ti osservo da lontano con la mente che vola.
Sono qui, mentre ti rispondo in qualche modo che nemmeno io so spiegarmi.
Sono distante anni luce o forse solo alcuni paesi, mentre tu annuisci e fingi ti stare bene, appena il tuo amico si avvicina e ti mette la mano sulla spalla.
Sono qui, non là dentro, provo ancora a dirti.
È tardi, sono quasi le quattro di notte, e intanto sto nel mio letto che fa da scenografia a questo sogno. Percepisco, in qualche modo, questa conversazione che avviene tra di noi. Tu mi ascolti o senti qualcosa di indefinito, e invano mi cerchi in quella discoteca sempre più vuota mentre il dj mette l’ultima canzone.
Non sai descrivere che tipo di mancanza sia la mia, né se ci siamo mai conosciuti prima.
Ma io sono qui, nel silenzio di una stanza che ti sento adesso.
E so che esisti.
Ed anche tu, non si sa bene come, sai che esisto.
Il dj smonta la consolle, le luci si accendono all’interno del locale e tu esci da lì, mettendoti in una macchina parcheggiata lontano, a petto nudo.
Arrivi a letto che è giorno ormai, mentre da questo lato del mio mondo, io mi sveglio.
Siamo così diversi, così lontani, che forse non ci incontreremo mai.
Ma esistiamo insieme oggi, e mentre mi risveglio, tu cominci a sognarmi.
È una consapevolezza irrazionale quanto adesso stiamo pensando, ma sappiamo all’unisono che in questa vita non siamo più soli da stanotte. E con questa strana certezza bevo il caffè, dando un ultimo sguardo all’articolo da inviare in redazione.
Ormai è pomeriggio, mentre improvvisamente apri gli occhi dopo quell’ennesima ed ultima notte brava che hai passato; lo senti pure tu che da oggi è tutto diverso. Ed è qualcosa che  hai capito fin da subito; fin da quando in sogno, ai margini di quella strada variopinta e sconosciuta, hai messo a fuoco il mio viso, mentre con gli occhi cangianti che ti guardavano, ti dicevo: “Cercami”.

Poesia, Racconti & Poesie

Le stanze

Ho stanze per tutti nel mio cuore,
senza odio e né rancore.
E forse è vero che silenzi possono fare allontanare.
Ma nei pensieri, io riesco sempre a tornare.

Racconti, Racconti & Poesie

La barca

Come una barca che ha lasciato il porto e naviga su onde di rose. A volte spiega le vele, altre si rintana, raggomitolandosi in sé stessa nelle notti di luna piena.
Tuttavia, lei continua a viaggiare.

Racconti, Racconti & Poesie

L’abbraccio

-Sì, bambina mia, è questa la loro storia: quando sta per arrivare la luna, il sole si va a nascondere dietro il mare.
-Ma perché? Allora non si vogliono bene?
-Certo e tanto. Vedi, loro lo sanno di volersi bene, ma è la vita che impone questa corsa.
-E allora non si vedono mai?
-Sì che si vedono. Devi sapere che, di tanto in tanto, il sole e la luna si incontrano in un punto del cielo e si abbracciano. Noi tutti aspettiamo con ansia che il sole abbracci la luna e quando accade, guardiamo il cielo e siamo felici. Pensa che abbiamo dato pure un nome al loro abbraccio e l’abbiamo chiamato eclissi.
-E perché siete felici?
-Perché sappiamo che in quel momento il sole e la luna sono contenti di riunirsi e di riposarsi insieme dopo tanto viaggiare per il cielo. Un poco come quando la sera torniamo a casa io e papà che non ci siamo visti per tutto il giorno e ci abbracciamo. Tu, amore, non sei felice quando la sera papà mi abbraccia?
-Sì, mamma!
-Ed è lo stesso quando guardiamo il sole e la luna incontrarsi nel cielo! Tutto chiaro adesso? Hai altri perché che vogliono uscire da quella bella testolina scura?
-Per ora no! Quindi mamma sicura che si abbracciano, prima o poi?
-Sì, amore, prima o poi si riabbracciano sempre.

Pensiero e sentimento, Racconti & Poesie

Le forbici

Piccolina,
se questa persona si volta male nei tuoi riguardi, non ti ama.
Se si ostina a non parlarti per tre giorni, non ti ama.
Se è dolce un giorno, ma ti tiene il broncio al primo nonnulla, non ti ama.
Se ti limita nelle azioni e nel pensiero, non ti ama.
Lui è un compagno: ti dovrebbe “accompagnare”, dandoti quella dannata mano, e non menarti verbalmente, psicologicamente o chissà magari fisicamente, con quella stessa mano che ti toglie a suo piacimento.
Tesoro, hai 18 anni, la vita è un uragano di colori e libertà: è fatta di ferite, di lezioni apprese, di cose da perdere e altre da trovare.
Se quella persona -che tanto dice di amarti- ti minaccia che sarai tu a perdere lui, non ti ama.
Se quella persona -che tanto dice di tenerti sul palmo della mano- ti toglie il sonno, la fame, l’aria e la tranquillità solo perchè hai salutato un tuo amico, non ti ama.
Se quella persona fa la vittima, ti dice che fai schifo, ma poi ti abbraccia, non farà altro che decidere quale sarà il tuo prossimo umore in base al suo, ma fidati che nemmeno quello è amore.
É una persona malata che ti trascinerà in questo vortice di follie; modificherà la tua bella testolina e spegnerà il tuo sorriso e i tuoi sogni, uno ad uno.
Ti farà ritrovare sola, farà in modo di essere lui tutto il tuo mondo e quando non gli andrà, sparirà dalla tua vista, così perchè quel giorno si sarà svegliato male.
Asciugati quella lacrima, cucciola mia, che sei libera se te ne accorgi – e poi ti puoi anche arrabbiare tantissimo- pensando che il  filo che ti lega non è fatto di amore, ma è pura violenza. Arrabbiati e taglialo con tutta la forza che hai, perché lo sai che succederà?
Se, infine, un giorno vorrai prendere il volo, seguire il tuo percorso – specie in tempi come questi in cui il trovare lavoro spesso coincide con il lasciare la tua cameretta lontano da Stoccolma-, fallo: l’amore non sta negli occhi.
E se te ne vai e continui a sentire il calore nel cuore, ma tornando trovi la casa vuota: tranquilla piccolina, sei stata coraggiosa e quella persona -che non ti amava- ha fatto l’unica cosa buona per te: lasciarti andare.
Ecco le forbici, ora sta a te tagliare.

Racconti, Racconti & Poesie

Il primo giorno

-E quindi hai paura?
-Beh, un poco sì.
-Un poco o tanto?
-Abbastanza per chiudermi lo stomaco.
-A cosa pensi?
-Di non essere all’altezza.
-Beh, effettivamente sei 1 metro e 60.
-Anche meno in realtà.
-Eppure ci sono i proverbi che possono supportarti in certe situazioni, come: “nella botte piccola…”
-…C’è meno vino?
-Mmh, scegli di riempirti volontariamente il bicchiere mezzo vuoto, insomma.
-Continuiamo a parlare per modi di dire?
-Allora amore, cosa vuoi detto? Hai paura? Mi dici di sì, pensi di riempirti un bicchiere di vino per aiutarti, ma poi ti “dai la zappa sui piedi” -o scusa- riempiendotelo mezzo vuoto. Hai studiato tanto, preso titoli, cambiato paesi, e poi arrivi a soluzioni simili che profumano di autogol?
-A volte dimentico di avere uno scrittore come compagno. Sai, è divertente quando mi fai le ramanzine: me le fai talmente bene, talmente sottili, tanto decorate, che sembrano parafrasi di poesie che in realtà mi punzecchiano velatamente l’inconscio.
-Eccola, adesso riconosco quel pizzico di creatività che ti è naturale. Per favore, falle arrivare un messaggio da parte mia, e dille di non permettere alla paura di rinchiuderla a chiave dentro la tua bella testolina scura. Ah, e anche che il “Cenerentola style” è ormai superato.
-Amore, ok, apprezzo il tuo aiuto -e anche i tuoi voli pindarici mirati a farmi confondere e distrarre contemporaneamente-, ma non è difficile essere creativa davanti a te, nel nostro salotto.
-Beh, allora se pensi sia facile in salotto, cambiamo stanza, usciamo di casa e vediamo se lo sei anche all’angolo della strada o nel parco. Anzi no, vediamo se lo sei anche nella tua libreria preferita, nel café all’incrocio di Via delle Rose, oppure anche nel deserto: ecco, secondo me se sei creativa nel deserto, lo puoi essere ovunque.
-Ahah e perché proprio lì?
-Vedi, per me il deserto è come certe aule studio senza libri. Sembrano asettiche, ma in realtà sono piene in potenza di tutti i contenuti che possono fuoriuscire dalla tua mente.
-Chissà se nel dizionario risulta questa definizione di “creatività”.
-Chissà intanto se questa tua paura, la stiamo esorcizzando almeno un pochino.
-Ebbene di un pochino; dopotutto so che le mie inquietudini hanno poco scampo quando combattono contro la tua ironia e la tua di immaginazione. Quanto vorrei che fossi con me, domani.
-Amore, qualcuno ti cancellerà la memoria questa notte? Finché non permetterai all’ansia di eliminarti i ricordi -compreso il pin del tuo telefono, come l’ultima volta… -, la mia bocca pronuncerà le stesse frasi anche domani, solo che sarà tutto nella tua testa.
-E che succede se le ricordo male? Che succede se confondo i toni, i suoni e le stesse parole formano frasi diverse quando ci ripenso?
-Innanzitutto se dovesse succedere, provvederemmo subito con l’assumere una pillola al giorno di fosforo e omega 3 -la mattina, prima di colazione per la precisione- e secondo: non succederà. E sai perché?
-Perché se comprassi le pillole per la memoria, mi dimenticherei pure di prenderle e quindi la mia testa si rifiuta già a prescindere di farmi notare certe sue défaillance?
-No, ma -eh- anche. Ti dico che non succederà perché sarà la tua testa a decidere cosa le accadrà. Se la tua volontà è quella di essere efficiente, lo sarai. Sappi solo che essere efficienti non vuol dire non sbagliare. Sbaglierai, perché le prime volte in cui si fa qualcosa, è normale che non la si sappia fare, ma da ciò imparerai e, solo allora, passerai al livello successivo: un pò come accade per questo gioco che mi hai fatto mettere in pausa perché sei entrata nella stanza con l’aria di chi sta per essere condannato a una morte non felice.
-Perché ci sono morti felici?
-Scherzi? Mai sentito di quelli che muoiono per il solletico o per un’indigestione di dolci?
-Dici i diabetici?
-Beh, whatever, come può essere triste, il morire ridendo o mentre si è soddisfatti dei pasticcini?
-Ahah se non sapessi che scherzi, la mia faccia sarebbe traumatizzata da quello che dici e non dal fatto che domani è il mio primo giorno di lavoro.
-E andrà benissimo, e se anche non dovesse essere secondo i tuoi -fin troppo alti standard-, mia cara Miss Devo Fare Tutto Benissimo e Lo Devo Fare Tutto Io, sarà sempre qualcosa che nel futuro ricorderai con il sorriso. A meno che…
-A meno che?
-A meno che non incendi il palazzo. Sì, tipo mentre passi un foglio al tuo collega e il foglio si brucia con la candela che è casualmente accesa -ad agosto e in pieno giorno- proprio sulla sua scrivania. Allora entrambi non fate in tempo a spegnerlo, il fuoco brucia gli altri fogli, tutti scappano, – il tuo collega pure-, tu riesci a spegnere il fuoco del primo foglio, lo lasci lo stesso sulla scrivania del tuo collega – perché avevi solo un compito da svolgere-,  finalmente te ne vai e…
-E…?
-E niente, vedi che il palazzo brucia. Ecco: quello sarebbe, comunque, un primo giorno memorabile; un giorno in cui dimostreresti, ugualmente, a te stessa, la tua capacità di essere la migliore anche nel combinare il peggio e nel fare il maggior danno che avresti potuto mai fare al tuo primo giorno di lavoro.
-Ok, evitare le candele, recepito.
-Decisamente. Adesso posso finire di giocare?
-Sì, scrittore. Vai in pace a fare i tuoi giochini da adolescenti nerd.
-A questa non ti rispondo!
-E meno male. E comunque, grazie.
-Ma di che, rompiscatole. Meno paranoie, più dolci, meno candele, più risate. Brucia l’ansia con il fuoco dell’ironia e ripensa a queste parole domani, quando ti daranno il primo compito e nella tua testa si formuleranno queste parole: “E che cazzo vuol dire far firmare la cedola 245”. E allora tu dí che lo farai e sorridi pure. Dopo, in silenzio te ne vai al pc e cerchi su Google cosa diavolo è una cedola 245. E, nel caso in cui Google fraintende e anche lì arriva a dirti che in realtà la cedola 245 è una malattia e che in realtà stai per morire, chiediglielo al collega più simpatico e prenditi tutto il tempo che vuoi.
Ma sopratutto, amore, pensa che se queste parole in realtà non sono state mai realmente dette da me, ma se sei stata tu a scriverle su un pc e a pubblicarle, vuol dire che dentro di te hai tutte le risposte, insieme a quella creatività che ti farà risolvere i problemi, e… che, in verità, non serviva un reale fidanzato per scoprirlo e per sentirtele dire.
Detto ciò, buon primo giorno!

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore, Poesia, Racconti & Poesie

Andare

Apri la porta,
lascia indietro il superfluo.
Cammina, respira
sali sul primo aereo.
Non pensare a niente.
Sali sul primo aereo
e ritrovati.