Racconti, Racconti & Poesie

A Manhattan

Incontriamoci sul grattacielo più alto di Manhattan.
Saremo più grandi, più stanchi, più matti, ma inconsapevolmente sicuri di ritrovarci.
Incontriamoci su quell’edificio, sulla cima della città,
facciamolo al tramonto in un giorno che non piove.
Ritroveremo i nostri sguardi per caso, così lontani da casa tra la musica e il vento.
In quel punto più alto, con il mondo ai nostri piedi e i bicchieri nelle mani, guarderemo giù senza paura, pronti a saltare in quel vuoto di colori e fuochi d’artificio.
Potremo affrontare insieme le luci e le ombre di un luogo sterminato e a noi sconosciuto.
Questa volta riusciremo a vivere
questa volta, lo prometto, riusciremo a viverci.
Ma il destino, si sa, ha dei piani che preferisce nascondere per mostrarci solo la meta;
la nostra si chiama Manhattan e noi neanche lo sappiamo mentre piego i vestiti e tu richiudi la porta di casa alle tue spalle.
Ma il destino, si sa, che ha regole non razionali,
e che per riavvicinarci ci ha fatto cambiare molti aerei,
allargare le distanze,
e dormire lontani nel tempo e nello spazio.
Eppure, arrivando così lontano, è proprio da qui che stiamo per riunirci:
dall’apice di questa Mela noi smetteremo finalmente di credere che le distanze ci facciano sentire al sicuro.
E adesso comincia il conto alla rovescia che ci avvicina e che accorcia le nostre strade.
Ed io ho chiuso la valigia
e percorro gli ultimi chilometri che mi separano da quell’aereo con destinazione America.
E intanto tu stai camminando a passo leggero fino al gate di una città sconosciuta:
guardi da fuori la vetrata il cielo azzurro e l’unica nuvola bianca ti richiama un pensiero, un profumo di donna che non sai definire e che prende forma nella tua testa come un déjà-vu.
Ti imbarchi,
mi imbarco.
Ti avvicini,
mi avvicino.
L’appuntamento con il destino accelera il suo passo e noi seguiamo il suo ritmo guardando fuori dall’oblò di due aerei diversi che come rette parallele si congiungono in un punto infinito, ma a nostra insaputa definito.
Incontriamoci sul grattacielo più alto di Manhattan,
ritroviamoci senza saperlo: occhi negli occhi, sorrisi nel cuore
e una volta riuniti in cima al mondo,
con nelle braccia le tue braccia sorprese che pulsano di felicità,
una volta che l’ironia del destino ha svelato le sue carte,
proprio da lassù,
noi non lasciamoci andare più.
Pensiero e sentimento

Messaggio

La vita sembra fermarsi quando si è seduti sulla stessa sedia, sopra i libri, giorno dopo giorno, esame dopo esame.
“Non finirà mai”, “non ce la faccio”, “non servirà a niente”, “non sarò nessuno”: ecco il ritornello con cui ti addormenti certe notti.
Eppure finita quella fase, ti si apre un mondo: il tuo.
Da quel momento, approfitta di questi anni per fare esperienze:
conosci gente, infatuati, ritorna alla realtà, viaggia, cresci, conosciti, scopriti.
E quando alla fine sarai soddisfatto dei tuoi giri, allora fermati.
E appena saprai quello che vuoi, prometto che io sarò lì,
ad aspettarti agli arrivi.

Racconti, Racconti & Poesie

Ormai

Lui.
Colpiva il suo sacco da boxe, lui;
un pugno dopo l’altro
e con la testa era da lei.
Lei.
Chissà dov’era, lei;
con i suoi capelli lunghi,
si era portata via i suoi sorrisi.
Un pugno,
un altro,
più forte,
più violento.
Lui teneva gli occhi chiusi,
e in quell’umido garage si vedeva soltanto un corpo irrazionale
che tirava pugni ad un sacco logoro.
La sua mente si trovava in un posto indefinito,
a colpire disperatamente qualcuno senza volto.
Pugni e ancora calci,
con sudore e poche lacrime.
Fermarsi per cercarla con lo sguardo.
E lei, lí,
nell’angolo,
bella ed impaurita che con gli occhi lucidi lo supplicava:
“lascia andare… non sono più tua.
Non sono più tua.
Ormai.”

Dialoghi, Racconti, Racconti & Poesie

La valigia rossa

– E così vai via?
Silenzio, vento.
– A che servirebbe restare, ormai?
Si davano le spalle, schiena a schiena.
– Ci arrendiamo così? Era questo il nostro essere eterni?
– Il “per sempre” non esiste.
Muove un passo.
– Non andare.
La prende per il polso : – Questo è un momento che vale la pena di vivere. Siamo più vivi che mai, perché stiamo provando emozioni, finalmente. La tua testa vuole andare via, ma i tuoi piedi sono qui. Il tuo cuore è fermo, qui.
– E’ sbagliato. Noi siamo sbagliati.
– Eppure non ti muovi.
Entrambi guardano la loro ombra proiettata per terra: sono una cosa sola.
– Come può essere tanto sbagliata qualcosa, quando la si vuole così tanto? Come puoi uccidere qualcosa di tanto introvabile come l’amore, solo perché pensi che sia sbagliato colui che te lo suscita? Se è riuscito a farti amare e ad amarti, quello non può essere un errore.
Lei guarda in basso, cerca di tenere lontana la voce dal suo cuore che ha ripreso a battere.
– Io sono due persone: quella che ti strapperebbe via il polso dalla tua mano, dicendoti addio e quella che è incapace di muoversi per paura di non rivederti il giorno dopo. Ma questa agonia deve finire. Vivere con te è passione e dolore. Più dolore che passione. La passione tende a far dimenticare i momenti in cui ho pianto, ma quando ritornano io vedo quanto i nostri caratteri ci uccidono a vicenda. Possiamo amarci tanto, ma non possiamo fingere che non siamo opposti nella maniera più difficile da sorvolare. Io non posso essere chi tu vuoi, né tu chi voglio io. Perché così non vogliamo chi siamo, ma chi vorremo che fossimo.
Lui tace. Conosce a memoria quei discorsi e quel sentirsi divisi in due. Molla un po’ la presa e il cuore di lei perde un battito.
– Non sopporto l’idea che una storia come la nostra finisca così. E so che è da pazzi tenerti stretta al polso dopo anni di discorsi sempre uguali, ma questa è la mia inclinazione : io ritorno sempre da te.
Quando la lotta del cuore, raggiunge la testa, crolla il castello, crolla l’armatura. Una lacrima accompagna le parole di lei:
– Chiedimi di tornare.
– Come?
– Nel suo impeto di speranza improvvisa continuò tutto d’un fiato: – Chiedimi di tornare in questa città. Qui, insieme, non dovremmo più preoccuparci delle distanze. Sistemeremmo tutto più in fretta, con la presenza, con la maturità. Mi vedresti sorridere più spesso e così farei io, in quel caso sarebbe una prova che infondo non siamo poi così sbagliati.
Lui stringe di nuovo il suo polso e scivola fino a intrecciare le dita con le sue.
– Ci siamo già detti addio, e la cosa non ha mai funzionato. Ma nel silenzio, siamo cresciuti sempre più della volta precedente. E adesso posso dirti che non potrei mai chiederti di rinunciare ai tuoi sogni per me. Proprio per lo stesso motivo per cui non riesco a muovere un passo, non posso chiederti di mollare tutto per costruire qualcosa che si è rotta molte volte, per non farti ritrovare con un cuore ed una carriera spezzati. Tutto questo solo perché sappiamo bene che il nostro stare insieme non dipende dal nostro cuore, ma da una parte di noi che non possiamo governare. Quella parte di noi che ci ha allontanati molte volte…
– … E quella parte di noi che ci ha fatto sempre ritrovare qui, mano nella mano.
Lui la stringe a se e le da’ un bacio in testa, nascondendo degli occhi lucidi che non è solito mostrare.
Assaporano quel momento il più a lungo possibile, adesso sanno che è l’ultimo.
Parlò lei con la voce mozzata dal pianto: – Io avrei remato più forte, se così avessi fatto tu. Ti avrei seguito in capo al mondo e sarei tornata da te… Ma non posso remare solo io, si rema in due. Per questo riprendo la mia valigia e risalgo su quell’aereo, perché una storia è fatta di tante cose e quando la maggior parte di queste viene a mancare, siamo solo due esseri uniti che lottano tra di loro, da più vicino. Non credevo alla gente che mi ripeteva quella odiata frase, ma adesso è così : l’amore non basta.
Lui stranamente non replicò; quel suo silenzio era più straziante di una sua possibile risposta. Sanciva la fine di tutto.
Lei continuò: – Farò di tutto per non tornare più. Farò che questa sia la volta decisiva. Promesso.
– … Mi darò pugni al petto, quando il cuore vorrà prendere il sopravvento.
La interrompe lui e per lei fu una pugnalata allo stomaco.
La lasciò dalla stretta e lei salì in macchina con la sua valigia rossa. Avrebbero ricordato entrambi il sapore delle labbra umide di lacrime, quella luce del neon che illuminava la strada, il rumore delle macchine che ogni tanto passavano accanto, quella panchina ed il loro addio.

 

Pisa, 2014