Pensiero e sentimento, Poesia, Racconti & Poesie

Se…

Se fossi giù, a casa mia,
distesa sul letto della mia stanza,
mi alzerei e aprirei le persiane.
Allora uscirei in terrazza e guarderei l’isola che dorme,
ignara di tutto e lontana da noi.

Fossi in Sicilia, a casa mia,
prenderei le chiavi e scenderei in garage.
Avessi il mio motore blu, unico compagno da tantissimi anni,
ci salirei, riportandolo in vita.

Se non ci fosse la quarantena e fossi giù,
a casa mia,
sentirei la solita necessità di evadere
che mi accompagna da quando avevo poco più di quindici anni.
Potessi ancora sentire il vento mischiato alla musica,
mentre mi dirigo verso il mare.

Ma con i se, non si alimentano i sorrisi.
Ed io non sono giù, a casa mia.
Sono in una casa prestata,
di una città qualunque,
in un punto del mondo.

Eppure i sogni e l’immaginazione,
su quelli non si impone nessuna quarantena.
Ne scrivo a miliardi in questo periodo, preparandomi alla vita,
per quando, chissà,
forse smetterò di essere una mera spettatrice di questo teatro di luci vanescenti
e comincerò finalmente a scegliere quali fili tirare.

E anche questo viaggio è terminato,
e io ritorno alla realtà di questa stanza.

Pensiero e sentimento, Racconti & Poesie

Poiesis

Io non credo in una vita senza amore ed è per questo che ho cominciato a scrivere.
Un anno fa, due anni fa, tre anni fa, quindici anni fa, non è vero che non ero innamorata: lo ero!
Lo ero dei personaggi che ho inventato, delle storie che ho immaginato, delle stanze che vi ho descritto.
Vedevo chiaramente ogni cosa, ogni abbraccio, ogni sguardo. Sentivo ogni parola, anche quella non detta, perfino quella che si nasconde tra i sospiri di chi guarda il cielo. 
Ho percepito la presenza nell’assenza, e l’ho concretizzata in occhi scuri e riccioli, tra i fogli bianchi di vecchi diari.
Ho sempre amato, in ogni racconto, un personaggio diverso. Quel personaggio che proveniva da qualche punto remoto dei miei sogni.
Ti ho amato che eri un uomo, ti ho abbracciato che eri tornato ragazzino. Ti ho consolato che eri impaurito, e ho rispettato i tuoi tempi quando eri stanco.
Poi mi sono innamorata anche di me, di tutti i personaggi che andavo personificando. Ho amato ogni me, protagonista, che via via, andava acquistando una fisionomia sempre diversa, sperimentando la vita e fortificandosi nel carattere.
Ma c’erano dei punti fermi ogni volta. Perché tu eri sempre tu, ed io ero sempre io, sebbene in ruoli diversi. Un giorno insieme, un giorno distanti, un giorno orgogliosi e l’altro di nuovo e ancora una volta amanti.
E in ogni pagina scritta, in ogni scena immaginata e in ogni discorso trascritto con nomi diversi, con il mare come sfondo, io non ho mai smesso neppure un giorno di amare, né di sentirmi amata.
Sono sempre stata innamorata dell’amore, e ho avuto bisogno di portarlo nella mia vita. Allora ho fatto un patto con la mia immaginazione: lei dettava, io scrivevo.
E quell’amore mi riscalda ancora e illumina i giorni più uggiosi, lui che è una fonte sempre gaia di piaceri, che ho creato e alimentato fin da quando ero una bambina, con tutta la potente dolcezza di cui è capace il mio cuore.

Pensiero e sentimento

How I met the Covid19

Nel futuro, i miei nipoti studieranno questo giorno: 11 marzo 2020, l’Oms annuncia la pandemia globale del Covid19.
Poi verranno da me e mi chiederanno: ”Nonna, ma tu c’eri?”
E io risponderò: ”Sì tesori, la nonna, da una stanza di Bologna, ha visto tutto: prima la situazione in Cina e l’Italia che si faceva gli aperitivi. Poi in Italia quando c’era la divisione tra i “tanto è un’influenza” e i “moriremo tutti”. Da quel mio MacBook ho visto anche la fuga impanicata delle 23:39 dal nord al sud al seguito di una bozza pubblicata dai giornali, e ho seguito quotidianamente l’evoluzione del decreto per cui ogni giorno, in Italia, sorgevano zone rosse come fossero margherite.
Ricordo quei video che giravano con le persone che stavano in fila ai supermercati di notte, carcerati che tentarono di evadere dalle prigioni e messaggi vocali in un siciliano ostrogoto che non capivo nemmeno io. Uno di questi testimoniava uno dei fattori di stress maggiori del momento: ad esempio per quelle madri che non capivano perché le scuole fossero chiuse e minacciavano di lanciarsi dal balcone pur di non passare un altro giorno chiuse in casa con i figli.
Ormai tutta l’Italia era zona rossa, e noi Italiani eravamo gli stranieri infetti per gli altri paesi, ancora convinti di essere sani e solo con qualche influenzato in più.
La nostra vita era cambiata radicalmente nel giro di qualche giorno ed era tutto paradossale. Niente più voli, niente più feste, negozi chiusi; le lauree erano online, insieme alle collezioni dei musei, lezioni, smartworking, allenamenti, dirette: praticamente ci veniva garantito uno pseudo-ritorno alla normalità grazie al 4 e il 5G. Ecco forse la vera differenza rispetto alle varie epidemie di peste del passato. E intanto, le uniche facce che vedevo, erano quelle di Conte e Burioni che andavano diventando sempre più i miei migliori amici.
Eppure, ho provato un grande orgoglio nel vedere l’operato di tutto il personale sanitario lavorare duramente giorno e notte, proprio per cercare di arginare uno di quei mostri di cui si parla solo nei film e si conoscono nei peggiori incubi.
Ho assistito alla raccolta fondi di tre milioni di euro ottenuti in 24 ore, da almeno una novantina di paesi, e lanciata da due influencer che hanno usato benissimo la loro fama, le loro conoscenze e i social. Ma sopratutto, non posso dimenticare quella foto scattata all’aeroporto di Roma, la sera in cui arrivarono i nostri veri alleati, venuti direttamente dalla Cina, per aiutarci a evitare la catastrofe.
E intanto, mentre ci avvicinavamo alla fase 2 che era -cito- : “una fase 1, ma a maniche corte”, io ho imparato che “questo governo non lavora con il favore delle tenebre”, che anche per Mattarella i barbieri erano chiusi e che mezza Italia ha cercato su Google il termine “congiunti”.
Nonostante ciò, ricordo ancora il drastico isolamento fisico. Non potevamo abbracciarci per via di una distanza obbligata e dettata dall’amore, ma la gente cantava dai balconi ed eravamo tutti un grande coro.
Ad ogni modo, io non potevo tornare a casa in Sicilia per non rischiare di contagiare nessuno, sopratutto i vostri bisnonni.
Rispetto ai vostri trisnonni, noi la nostra guerra l’abbiamo combatutta rimanendo sul divano a guardarci film e se ci dovevamo lamentare del fatto che ci fossimo pure messi d’impegno a festeggiare il capodanno di quel 2020, lo facevamo, ma pur sempre stando a casa.
Tuttavia, anche se lontani, eravamo uniti grazie a internet, e ricordo che io controllavo costantemente la salute di tutti i miei cari, bisnonni e vostri zii e zie varie, grazie a Whatsapp e Facebook.”
“Cosa sono Whatsapp e Facebook, nonna?”
“Niente tesori, questo ve lo spiegherò quando arriverete al capitolo di storia in cui cadde il meteorite vicino alla terra nell’aprile dello stesso anno di merda”.

mo pure messi d’impegno a festeggiare il capodanno di quel 2020, lo facevamo, ma pur sempre stando a casa.
Tuttavia, anche se lontani, eravamo uniti grazie a internet, e ricordo che io controllavo costantemente la salute di tutti i miei cari, bisnonni e vostri zii e zie varie, grazie a Whatsapp e Facebook.”
“Cosa sono Whatsapp e Facebook, nonna?”
“Niente tesori, questo ve lo spiegherò quando arriverete al capitolo di storia in cui cadde il meteorite vicino alla terra nell’aprile dello stesso anno di merda”.

Pensiero e sentimento

Aspettare

Ci vorrà ancora tempo, ma noi ormai abbiamo imparato il significato della parola “aspettare”. E aspetteremo insieme, fino a quando le acque si saranno calmate. Soltanto allora saremo finalmente liberi di poterci riabbracciare e, per alcuni di noi, di poter tornare a casa.

Forza!

Pensiero e sentimento

Io sto a Casa

Casa è dove il frigo è sempre pieno e i vestiti si puliscono da soli.
Casa è dove basta che si chiude la porta e si entra in un mondo tutto proprio e incontaminato dal resto (in tutti i sensi).
Casa è dove puoi guardare un film sdivacata sul divano e nessuno può sanzionarti per la tua condotta.
Casa è il luogo che puoi percorrere ad occhi chiusi, perché è proprio casa tua.
Casa è uno stato mentale, che inizia appena richiudi dietro di te la porta d’ingresso.
Casa è pace, famiglia, alti e bassi, ma completezza.
E poi casa è dove puoi dormire!
Il posto dove puoi studiare le tue strategie per affrontare la vita che c’è fuori.
È un luogo senza tempo dove puoi documentarti e diventare un cittadino migliore e una persona diversa.
A casa ti puoi reinventare, imparare cose nuove, sbagliare senza essere visto.
A casa puoi prendere un respiro di sollievo da quella vita stancante che scorre come un film, fuori dal tuo palazzo.
La tua casa, la tua tana, il tuo nascondiglio, quello che sogni alla fine di un turno di 8 ore.
Casa è dove puoi riscaldarti dal freddo dell’inverno e da una solitudine che ci accompagna.
Insomma, adesso qualcuno ha esaudito le tue preghiere e ti permette di godertela. Di goderti quel letto, con quella tisana e magari il tutto davanti a un camino (se non ce l’hai, Netflix te lo metterà a disposizione).
Quindi, stiamocene a casa se non ci sono emergenze a cui rispondere, che si sa che è ormai più figo di fare movida.
E sopratutto voi che siete nelle vostre vere case, nelle vostre città, con i vostri affetti, approfittatene anche per noi. Sì, noi che alloggiamo in una casa-in-prestito e che non é proprio la nostra; una casa di persone fuori sede che rimangono lontane, con sacrificio, ma con gesto di amore e buon senso.

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore

Piccoli traguardi

Ogni volta, quasi non mi sembra vero che i miei pensieri finiscono per comparire su dei libri che la gente sfoglia, in chissà quale città.
Cinque anni fa, fin da quell’unica poesia che, senza saperlo, divenne la prima di altre pubblicazioni, ad oggi, primo mese del neo 2020, le mie parole corrono come me alla ricerca di occhi curiosi.
E sebbene ciò che scrivo non sia niente di speciale, quel che importa è che ho sempre scritto con il cuore.
Da quei diari che tenevo durante l’adolescenza, e poi con i racconti che tutt’ora invento in certe notti ispirate, il mio intento è sempre stato quello di permettervi di entrare nel labirinto arzigogolato e ondivago dei miei sogni, perché possa mostrarveli nel modo più nitido possibile.
Cosicché possiate dire di avermi conosciuta un briciolo in più, mentre io vedo realizzato un desiderio; ché scrivere e creare storie che lasciano sognante chi le legge, è una delle cose che ho sempre amato da che ho memoria. E che vedere che, bene o male, c’è qualcuno che crede in questa piccola parte di me, mi fa semplicemente venire voglia di continuare a farlo.

Bologna, Gennaio 2020

Pensiero e sentimento

Pensieri della sera che parlano d’Amore

No, non è vero che per me l’amore non esiste, anche se rispetto al passato, lo considero diversamente.
L’amore sì che esiste, eppure nel mondo, nel secolo e nel contesto in cui sono nata è talmente raro, da rischiare di non incontrarlo mai.
Un tempo c’era la guerra, più povertà, meno distrazioni. Le persone puntavano alla praticità, coglievano l’attimo, imparavano ad alimentare sentimenti puri e duraturi, basando la loro vita su cose semplicissime, ma non per questo meno vere e reali.
Non era con i telefoni che combattevano la lontananza, ma imprimevano talmente nel loro cuore una passione, che nemmeno il freddo di una nuovo inverno distante da casa, la poteva cancellare.
Lo stesso andare al fronte per un giovane, gli faceva capire già a soli diciott’anni che la vita può essere breve, che si può fare qualcosa per cambiare le cose, e che l’amore vero supera anche la trincea e ti aspetta a braccia aperte, una volta sentita suonare la campanella della vittoria.
Non c’erano messaggi da mandare facilmente, ma lettere scritte di pugno e cuore. E poi c’era il vedersi appena la vita lo concedeva, che senza quello, non si poteva costruire niente.
Uscito di prigione, mio nonno ritornó da mia nonna e stettero insieme, fino alla fine, anche quando, questa volta, toccó al lavoro il compito di dividerli ancora.
Ecco, io discendo davvero da questa generazione che ha saputo scegliere, aspettare, tenersi. Che ha scelto i sentimenti reali e non qualche momento di pseudo amore dettato dalla solitudine o dalla moda.
Ho imparato a danzare con la mia solitudine, senza precludermi di aprirmi alle novità e valutarle ogni volta. Ognuno può cadere nella trappola che ogni nuovo incontro possa essere amore, ma dalla nostra parte, a guidarci ci sono le esperienze, l’età e un obiettivo chiaro. Perché ciò che si è andato apprendendo negli anni, ci ha insegnato a riconoscere subito chi abbiamo davanti e, finiti i lunghi vent’anni, lo sappiamo più di prima chi non è Amore.
Sono ancora quella che ama le lettere scritte a mano e direbbe a parole e di faccia tutto quello che ha nel cuore.
E quando un giorno, se mai avrò questa fortuna, troverò una persona tanto speciale a cui dedicare la parte migliore di me, allora anche io, figlia della mia generazione, userò il telefono, soltanto per due motivi: cercare il suo indirizzo su google maps e scrivergli un semplice messaggio: “sto arrivando”.
E se mentre esco di casa, magari me lo ritrovo assurdamente davanti al mio portone ad aspettarmi: che dirvi, è questo ciò che riassumerebbe tutto quello che per me è ancora Amore.

Pensiero e sentimento, Poesia

La guerra mondiale

Magari oggi non sorriderò e parlerò poco.
O chissà, magari domani farò battute e sembrerò goffa.
Ma tu che mi guardi da fuori, prendimi la mano sia oggi che domani.
Nella testa ho una guerra mondiale che concentra tutte le energie per ricaricare i cannoni di paura e paranoia.
Eppure
, tu che sei fuori, stai sicuro che questo non lo vedrai;
al massimo noterai del vapore fuoriuscire dagli occhi o forse ti sembrerò stanca, ma non sentirai urla, né pianti.
Perché non ne farò.

Quindi fa’ piano, tu che mi vedi sorridere sull’orlo di una battuta tra le luci della notte.
Che mentre mi cibo della tua compagnia, tu, caro amico mio,
stai curando un po’ della mia malinconia.

Pensieri della sera che magari non parlano sempre di amore

Fermati

Fermati.
Che affannarsi a rincorrere qualcosa, non per forza ci fa giungere subito alla meta.
Fermati.
Non c’è errore nel fermarsi; nel riprendere fiato, nel ricalcolare la rotta.
Fermati.
Che nessuno ti giudicherà realmente. Vivi la tua vita per come hai bisogno di viverla.
Fermati.
E non giudicarti, che a volte un passo indietro precede cento passi avanti.
Fermati.
Che non sei una macchina e che, a volte, anche le macchine si fermano.
Fermati.
Perché potresti sbagliare strada, perché potresti davvero sbagliare qualcosa.
Fermati.
E prenditi il tuo tempo, perché è tuo e nessuno te lo deve togliere.
Fermati.
Che il destino è scritto, e quella pausa era già stata messa in conto.
Fermati.
Perché devi volerti bene.
Fermati.
E consigliati di fermarti come lo consiglieresti alle persone più care quando le vedi boccheggiare.
Fermati.
Vai nel punto più alto e guarda la bellezza del panorama, respirando a pieni polmoni.
Fermati.
Trova il tempo per dormire, per tornare a sognare, per sentire le emozioni.
Fermati.
Trova il tempo per capire, per scoprire chi c’è sotto la tua maschera e quella di chi ti circonda.
Fermati.
E fai il punto della situazione, respirando lentamente.

Hai tutto il tempo del mondo.

E dopo che lo avrai fatto.
Riparti.
Ricomincia.
Goditi il viaggio in tua compagnia.
E solo allora, neanche tu saprai come è che sei riuscito ad arrivare a destinazione.

Pensiero e sentimento, Racconti, Racconti & Poesie

Il tuo ruolo

Oggi ho il cuore che trema; sussulta con lievi scosse di terremoto. Le sento fino alla gola, fino al retro della bocca, mi arriva agli occhi.
Oggi ci sei, sei ritornato con tutte le tue valigie piene di ogni cosa; hai con te i tuoi sorrisi, hai con te le mie pene.
Oggi, tra un masso che cade e un raggio di sole, cammino sospesa tra il buono e il brutto di te. Mi dico che il passato insegna e che il tempo idealizza. E allora cerco di vederti per quello che sei veramente, tu che te ne stai lì sulla soglia della porta e tieni le due valigie ambo i lati.
Sei un ricordo, un ologramma di qualcuno che un tempo mi teneva il cuore talmente tanto forte da stritolarmelo. Quel qualcuno che poi ha allentato così tanto la presa, da farselo scivolare dalle mani. Sei qualcuno che ha voluto riprenderlo a periodi alterni, così, senza impegno, come se si trattasse di un oggetto qualunque.
E invece era un cuore, un cuore con le sue pene ed il suo amore. Un cuore che ha scattato tante foto di quella tua  faccia ambigua e le ha nascoste sotto le lenzuola per guardarsele di nascosto dalla ragione, in giorni come questi.
Allora tu rimanitene lì, per favore, lì con tutte le tue valigie davanti alla porta aperta. Ti giuro, te lo giuro che ti lascerei tanto entrare e ti verrei ad abbracciare, ma ho troppi alleati ormai che mi danno dieci, cento, mille mila ragioni per non toccarti e lasciarti nuovamente andare via.
Per me in amore o è tutto o è niente; per me l’amore è un’amicizia con una magia in più. Per me l’amore è la serenità, che non può essere il paradiso in questa terra, ma è pur sempre una casa con un letto caldo dove potermi riparare dalla vita, dal resto della vita.
L’amore non è inferno, non sono cuori trattati come carne inanimata e lasciati cadere in mezzo alla neve d’inverno. Non è il desiderio di un ragazzo di sentirsi uomo e avere qualcuno accanto, per come lui se lo immagina.
Amore è altro, un “altro” che tu non puoi darmi, che non ho mai capito se non vuoi veramente darmi, ma che per tutto questo, amore non coincide con te.
E te lo giuro che mi dispiace, mi piange il cuore perché finché non mi compare davanti Amore, il mio Amore, credo ancora che sia tu, ancora lì a guardarmi sulla soglia di quella porta semi aperta che sta per chiudersi.
Perciò ti chiedo di andare via, di andare via e farmelo notare. Di fare tanto rumore, di procurarmi il sollievo di una liberazione, un richiamo che attiri Amore, il vero Amore, e che me lo faccia venire qui, nel punto in cui sei tu, davanti a questa porta ormai chiusa. Che Amore bussi, che mi spinga a guardare dallo spioncino, e che magari io esiti a dargli inizialmente confidenza, ma che poi capisca: che Amore era lui, era sempre stato lui che si è solo fatto solo aspettare e che tutto quel che è stato del tuo ruolo nella mia vita, è servito a rendermi pronta ad amare, ad amare davvero, qualcuno che da me, questa volta, ci rimane.