Pensiero e sentimento, Poesia

Una canzone che non esiste

É andata così,
vile, vile, vile che sono.
Lasciarti andare, vederti sempre più piccolo,
mentre rimango in silenzio.
Ma giuro che invece parlo, urlo, grido, scalpito
dentro di me, dove ribolle la lava.
E la rabbia e i rimorsi, quelli contro di te, quelli contro di te.

Chissà se fossimo due sconosciuti, chissà se ci fossimo mai messi a parlare.
Magari mi regaleresti nuovamente quello stupido fiore bianco,
e forse mi sposteresti ancora i capelli dal viso, chissà.
Ed io, stronza, probabilmente ti crederei di nuovo
e chissà se alla fine questo amore non si tramuterebbe sempre in dolore,
in una partenza, nella distanza.
Ed il silenzio che ritorna dentro le nostre urla.
E tu, io, i nostri abbracci sfumati in una coltre di sabbia.

Che cosa siamo noi, se non ricordi sbiaditi?
A che serviamo, amore? A che serviamo?
Siamo ormai delle foglie morte, rimasuglio di emozioni spente dalla pioggia torrenziale dei nostri ma.

E tutti quanti i perché, che come mura ci hanno bloccato il cammino.
E tu dove sei, adesso?
Ed io dove sono, adesso?
E scusami, scusami se le distanze sono incolmabili.
E scusami, scusami se non so dirti addio.
E scusami, scusami se ti ho ferito.

Ed è meglio così, che questa è solo una canzone che in realtà non esiste.

4 pensieri riguardo “Una canzone che non esiste”

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