Pensiero e sentimento

Ad oggi

Ma che ne sai di cosa significa svegliarsi la mattina in un letto e andare a dormire in un altro. Cambiare città, cambiare casa, cambiare persone a periodi alterni.
Che ne sai di cosa vuol dire essere finalmente tranquilla e venir colpiti di botto alla testa dall’angoscia di non sapere dove ti troverai l’anno dopo né con chi. E magari ti rispondi che non importa, che tanto ci sei abituata e che da sola ci sai stare, ma sai anche che quella non è la risposta.
Cosa ne sai di ciò che si prova continuando a camminare appesa a un filo, in bilico sul vuoto alla soglia dei trent’anni. Tornare a casa e non sentirti più come ti sentivi da bambina o da ragazzina. Vedere che tutto cambia nel giro di uno, due anni; vedere che cambi tu e cambia il mondo attorno. Le certezze che trovavi un tempo, sono sparite. E le persone, anche loro sono trascinate dalle tue stesse angosce, costrette a salire su aerei che le portano chissà dove.
Ma allora cosa ne sai tu, di cosa vuol dire dover camuffare gli addii in arrivederci per addolcire il distacco. Cosa ne sai del distacco? Del lasciare la tua terra, i tuoi, i tuoi amori, che si fanno sempre più piccoli, mentre ti allontani. Di cosa significa ripassare i loro volti in foto e usare i telefoni come ponti, quando vorresti tagliare per sempre le catene della tecnologia.
Che ne sai di cosa significa volersi costruire una famiglia, ma non poterlo fare perchè non è mai il momento giusto. Ci può essere il ragazzo, ma non lo sono i tempi, non lo sono le città, non lo sono i lavori. E allora altri arrivederci, altri “va bene cosi”, altri: dai, che ce la fai anche questa volta da sola.
Cosa ne sai di quel rapido conto alla rovescia che ti spinge a dover salutare sempre troppo in fretta le persone che ti amano, i tuoi genitori, pensando già ai prossimi soldi da spendere in ulteriori biglietti per rimanere nuovamente con loro giusto il tempo di un altro weekend. O del temere che ogni volta che ci vediamo con chi resta può essere l’ultima, che i rapporti si incrinano, che il tempo allontana.
Cosa ne sai del non potere avere niente di stabile perchè la tua vita è costruita sulla sabbia; della sensazione che si prova quando a trent’anni la tua vita è ancora tutta piegata dentro una valigia da sballottare ovunque, mentre tu ormai prevedevi stabilità, carriera e un ragazzo che ama solo te.
Cosa ne sai, tu, di questa generazione fatta di speranze e di false speranze; della mia disillusione che ha preso il posto dei sogni ad occhi aperti. Del voler tornare a casa, senza però essere più in grado di capire se effettivamente siamo capaci di rimanere fermi nello stesso posto, dopo una vita di giri dettati dalla ricerca del Lavoro con la maiuscola.
Cosa ne sai di cosa vuol dire per me scrivere tutto questo.
Che cosa ne sai? Perchè, se lo sai, io sono qui, in un punto del mondo, ad aspettare di parlarne insieme.

27 pensieri riguardo “Ad oggi”

  1. Un pochino ne so… anche se ammetto che la mia generazione è stata più fortunata. Hai descritto molto bene questo tempo di precarietà, trent’anni non sono pochi e non sono tanti, e’ in genere il tempo del “raccolto”, nel lavoro, negli affetti, nella famiglia… ma ognuno ha i suoi tempi e le sue opportunità, l’importante è non escludere la felicità dai propri orizzonti…

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  2. Io purtroppo lo sono molto bene, vivendo da vent’anni lontano dalla città dove sono nato. Capisco chiaramente quella sensazione di apnea sul vuoto, sull’abisso della precarietà. Ma come dice Guccini, in una delle sue più belle canzoni, «Ho ancora la forza». Questo è l’augurio che posso farti. Quello di avere ancora la forza di andare avanti.

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      1. Mi piace questa espressione “giovani Ulisse”! Tu sei una viaggiatrice nello spazio fisico, io nello spazio metafisico! E’ bello viaggiare, conoscere il mondo, aprirsi alle conoscenze, fare esperienze. Non a caso viviamo l’esperienza fisica che” sarebbe” la piu’ atta a capitalizzare meriti, dovendosi confrontare con le tante asperità, cammin facendo.
        Io che sono al beneficio della pensione, posso ora permettermi di viaggiare oltre i limiti fisici e ti assicuro che la gratificazione che ne deriva è…affascinante! Ognuno di noi ha un percorso prestabilito, non v’è dubbio, ma siamo sempre portati ad invidiare quello di certi altri e cosi’ non riusciamo a prendere le distanze dai soliti stereotipi che ci fanno desiderare le solite banali cose che sono nient’altro che un monotono ripetersi a iosa di certi eventi e desideri..

        Non necessariamente chi nasce uomo o donna deve pensare che lo sia solo per procreare o svolgere quelle attitudini che la società ha “diligentemente” stabilito sia sola prerogativa dell’uno o dell’altro genere!!
        Un saluto e buona fortuna!
        Franco

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      2. Grazie per questa riflessione. É vero, tendiamo a dimenticare che la vita non è un contenitore chiuso, ma una distesa senza limiti, estremamente mutevole, malleabile e sorprendente. Abbiamo questa smania di controllare tutto, dimenticandoci che l’inaspettato può superare la nostra immaginazione, perché quella sì che è illimitata. Sono riflessioni che ci mostrano il nostro essere infinitamente piccoli, infinitamente fragili, ma vogliosi, nonostante tutto, di provare a fare grandi salti, almeno in potenza.
        Ed è questo ci rende affascinanti.
        A presto!

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  3. Io ne so, forse perché ho avuto un fratello all’estero per 10 anni.
    Lo so dalla parte di chi resta, di chi deve abituarsi all’assenza di una persona cara e deve far finta che va tutto bene, che è normale così.
    Fingere che vada tutto bene, che sia giusto così perché sai che chi è lontano migliaia di km non può sopportare anche musi lunghi e tristi ad ogni partenza.
    E allora sorridi, anche quando sei triste. Anche quando il tempo trascorso insieme è misero e infinitesimale.
    Sorridi quando ti dice che a Natale non rientrerà, e poi nemmeno a Pasqua…
    Non ti auguro di tornare, ma di trovare la tua strada, che sia verso casa in Italia o verso una casa in un paese lontano in cui mettere radici.

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    1. Grazie per aver condiviso l’altro lato della medaglia di questo sentimento. Ulisse e Penelope, chi va e chi resta, chi aspetta di tornare e chi aspetta che l’altro torni. Non siamo soli in questo, balliamo in due, con passi di danza simmetricamente opposti. Eppure entrambi hanno solo uno scopo, quello di farci arrivare all’unisono alla fine della danza, per poi rimanere in silenzio, cristallizzati e profondamente legati in un abbraccio.
      Forza 😀

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  4. Molto bello, brava, non solo perché scrivi davvero bene (il che è un prerequisito indispensabile), ma perché hai una notevole capacità espressiva, che in questo brano scorre con grande fluidità ed energia. Complimenti.
    Quanto all’incertezza e precarietà di voi ragazzi, la colpa è delle generazioni precedenti, tra cui la mia; non siamo stati capaci di conservare il mondo che i nostri nonni e genitori avevano costruito dopo la guerra e ci siamo lasciati festosamente travolgere da un delirio sfrenato di individualismo, consumismo e fatuità.
    Ti auguro tante cose belle, e spero che continui a scrivere.

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