Pensiero e sentimento

L’accettazione

Accettalo che le persone non possono venirti dietro come una corte fa con il re, perché niente ti è dovuto.
Accetta che raccogli quello che semini e che ciò che ottieni, sono reazioni (positive o meno) alle tue azioni (positive o meno).
Ricorda che una cattiva parola, una mancata attenzione o il silenzio sono azioni, significano seminare.
Ricorda che un gesto gentile, il tuo tempo o un sorriso sincero sono sempre altre azioni, per poter seminare.
E se non ti piace quello che raccogli, accetta che devi cambiare tu il modo di seminare, senza giudicare gli altri per il loro modo di reagire a quello che stai offrendo loro.
Non è facile l’accettazione, ma magari guadagni in qualità di vita nel comprendere che, avendo potere sulle tue azioni e non su quelle altrui, sei tu, per primo, a dover cominciare a seminare le cose giuste.
Insomma, basta raccogliere tempesta, non ti pare?

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12 pensieri riguardo “L’accettazione”

  1. Semini vento…… raccogli tempesta
    Semini attenzione…. raccogli tempesta
    Semini sorrisi…… raccogli tempesta
    Semini semini semini ma dietro l’angolo c’è sempre una tempesta in attesa.
    Ed invece di portarmi dietro un ombrello come un asso nella manica comincio ad affrontarla con il sorriso sulle labbra…

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  2. Chiara e cristallina, permette di comprendere oltre la natura della società odierna, anche uno spazio più ristretto, magari legato al proprio io in un contesto storico in cui conta l’apparire. Magari troppi paragoni si spendono su chi ce l’ha fatta, e trovo ispiratore il pensiero che hai esternato sul cambiamento personale, molto legato forse alle teorie filosofiche orientali che paragonano il proprio essere ad un fiume che scorre, come l’amore che deve traboccare dal proprio cuore. Lo stesso Amore che va coltivato e che poi va ceduto, condiviso, nel nome del cambiamento di quella intelligenza superiore, di un’idea, di un intento per migliorare il rapporto con se stessi e gli altri. Quell’apparire senza intenzione facendo permeare il proprio io senza alcun artefatto, pulito nei pensieri e nelle opere concrete.
    Ottimo spunto di riflessione nella giornata che si apre e volgerà al termine.

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    1. Grazie per il bel pensiero e per il tempo che è stato dedicato a scriverlo. In queste parole c’è il senso del mio scritto: vivere senza maschere, senza macigni, per vivere leggeri (il che non significa vivere in modo superficiale). Sono dell’idea che l’evoluzione si basi davvero su quei soggetti che sanno resistere al cambiamento, che si modificano a seconda dei venti e danzano nella pioggia. La loro mente aperta li porterà lontano, senza paletti, né limiti. Non c’è posto per il rancore nelle loro giornate, piuttosto, il loro tempo sarà sempre speso nella ricerca di nuovi ponti da costruire per continuare ad andare avanti, proseguire nel cammino e arrivare a radure inesplorate e meravigliose.
      Grazie ancora per queste parole che hanno fatto fare qualche passetto in più alle mie fantasie.

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      1. Grazie a te che mi hai ispirato. Sono contento di sapere che esistono altri individui la cui concezione va oltre l’apparire ed apprezza la semplicità delle piccole gioie quotidiane. Persone come te che cercano appunto quei ponti, talvolta interrotti, da ripristinare e ricostruire con la positività e la fantasia che ci metti.

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    1. Nell’idea che mi sto facendo adesso, un’idea che può cambiare a partire da sta notte, da domani o magari mai più, anche la risposta altrui, negativa o positiva che sia, è un modo per seminare.
      Se dopo aver seminato, raccolto pochi frutti (o magari nessuno), cambio terreno, cambio semi, cambio acqua, insomma non ritento lo stesso esperimento.
      Il mio seminare lo vedo come un continuo esperimento da laboratorio e che, come tale, va per tentativi: se il risultato che ottengo, la risposta altrui, quindi il seminare dell’altra persona non mi soddisfa, mi affossa o mi ferisce, allora rivaluto la situazione, partendo sempre dal modificare il mio operato.
      E allora sì, magari mi accorgo che non vale la pena dare i miei preziosi semi a queste persone che poi ne calpesteranno i fiori e i frutti, oppure cambio i modi con cui io stessa posso donarli a loro.
      Eppure, tutto questo lo posso sapere soltanto “grazie” alla loro risposta: mi serve che loro seminino e, chissà, mi serve anche che seminino male, perchè, se così fosse, dopo di ciò, al contrario, sarebbero loro a non raccogliere più frutti da me.
      Ma se non avessi mai provato a coltivare quel terreno, non avrei mai saputo cosa mi sarei persa: se terra arida, da abbandonare per cercare di meglio a partire da quella esperienza oppure un meraviglioso giardino fiorito in potenza.
      E dopotutto questa è la vita: un continuo tentativo e un continuo cambiamento, nulla di stabile, ma per questo, mai niente di banale.

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