Racconti, Racconti & Poesie

Risvegli

È forte il suono della musica?
Con tutto quell’alcol, ti senti nella bambagia.
E i tuoi amici che ballano, ti parlano, alcuni vagano con gli occhi persi, altri ridono. Non li senti, li superi come fantasmi nel tuo mondo in cui ti stai sentendo da solo, adesso.
Forse è stato l’ultimo cocktail, forse la stanchezza di serate sempre uguali e diverse, con persone, amici e sconosciuti che chissà se rivedrai mai più.
Come si chiamava lei? Ne hai baciata un’altra oggi, somigliava a quella di ieri o probabilmente ne era completamente l’opposto, nemmeno lo sai. Perché anche ieri notte, come la volta prima, l’alcol ti aveva rinchiuso nuovamente in questa bolla, dove i colori diventano sfocati e si perdono in scie di risate sempre più vacue.
Ma stasera è diverso, la senti l’assenza. Vaghi tra facce, ma ne manca una.
Quale? Chi sei? Come sei fatta? Ti chiedi e inconsciamente mi chiedi.
Ed io sono qui, che ti osservo da lontano con la mente che vola.
Sono qui, mentre ti rispondo in qualche modo che nemmeno io so spiegarmi.
Sono distante anni luce o forse solo alcuni paesi, mentre tu annuisci e fingi ti stare bene, appena il tuo amico si avvicina e ti mette la mano sulla spalla.
Sono qui, non là dentro, provo ancora a dirti.
È tardi, sono quasi le quattro di notte, e intanto sto nel mio letto che fa da scenografia a questo sogno. Percepisco, in qualche modo, questa conversazione che avviene tra di noi. Tu mi ascolti o senti qualcosa di indefinito, e invano mi cerchi in quella discoteca sempre più vuota mentre il dj mette l’ultima canzone.
Non sai descrivere che tipo di mancanza sia la mia, né se ci siamo mai conosciuti prima.
Ma io sono qui, nel silenzio di una stanza che ti sento adesso.
E so che esisti.
Ed anche tu, non si sa bene come, sai che esisto.
Il dj smonta la consolle, le luci si accendono all’interno del locale e tu esci da lì, mettendoti in una macchina parcheggiata lontano, a petto nudo.
Arrivi a letto che è giorno ormai, mentre da questo lato del mio mondo, io mi sveglio.
Siamo così diversi, così lontani, che forse non ci incontreremo mai.
Ma esistiamo insieme oggi, e mentre mi risveglio, tu cominci a sognarmi.
È una consapevolezza irrazionale quanto adesso stiamo pensando, ma sappiamo all’unisono che in questa vita non siamo più soli da stanotte. E con questa strana certezza bevo il caffè, dando un ultimo sguardo all’articolo da inviare in redazione.
Ormai è pomeriggio, mentre improvvisamente apri gli occhi dopo quell’ennesima ed ultima notte brava che hai passato; lo senti pure tu che da oggi è tutto diverso. Ed è qualcosa che  hai capito fin da subito; fin da quando in sogno, ai margini di quella strada variopinta e sconosciuta, hai messo a fuoco il mio viso, mentre con gli occhi cangianti che ti guardavano, ti dicevo: “Cercami”.

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9 pensieri riguardo “Risvegli”

  1. Curiosa la narrazione a mezzo flashback, dove il gioco di sguardi divenuto obsoleto dalla tecnologia social-media, ritorna ad essere protagonista in una notte senza presente. Lei consapevole del quieora che osserva in terza persona il gioco delle parti. Mentre lui in totale oblio vive quella notte con il pilota automatico attivato.
    Alla fine, spesi gli ultimi microgrammi di alcol nel sangue, si rende conto di quello sguardo lontano ma sempre un passo indietro a lei, che ha vissuto parte dei suoi impegni in totale presenza. Lui si risveglia invece dal presente il suo interesse verso la sconosciuta.
    Mi piace il fatto che tu non abbia fatto cenno ad alcun elemento tecnologico in questa narrazione, che avrebbe sicuramente danneggiato il carattere emozionale di questo spaccato contemporaneo. Allo stesso tempo però si percepisce nell’ultima parte, il contesto attuale del “Cercami” che velatamente può richiamare il social. Per me, quel “cercami”, romanticamente vorrei pensare che sia un’azione fisica di alzarsi e cercare quello sguardo sconosciuto, ripercorrendo ogni passo e ogni luogo a lui conosciuto. Nel parlare fisicamente o telefonicamente con chi possa essere entrato in contatto con lei e alla fine trovare un nome e un conoscente che possa presentarla.
    Ma ovviamente spetta al lettore dare un epilogo a questa storia, sia nelle modalità che nei contenuti. Personalmente la vedo così.
    Un piccolo spiraglio di sole in un mondo circondato dal freddo silicio.

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    1. Esatto, nel mondo che ho “creato” in qualche riga, non c’è proprio posto per la tecnologia. Condivido questa ricerca di valori tradizionali, basati sul pensiero, sul ricordo, sulla speranza, sull’immaginazione, sull’uscire di casa e andare a cercare fisicamente chi si vuole sentire.
      Grazie per questo bel commento!

      Piace a 1 persona

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