Pensiero e sentimento

Il tempo di un attimo

Silenzio. Un sommesso “ahi”. Di nuovo silenzio.
Il momento è surreale. Aspetti una voce fuori campo a dirti che è tutto uno scherzo.
Ma quella voce non arriva e quel silenzio lo devi riempire tu.
Un sorriso.
Dal dolore nasce un sorriso. Un sorriso doloroso.
Anche se un sorriso è un qualcosa di positivo, ma quello no. Quello fa male. E’ il frutto di una coltellata improvvisa allo stomaco in mezzo ad una folla festante.
Eppure devi continuare a far parte della festa anche tu. Senza preavviso, una legge non scritta dice che da quell’instante devi recitare una parte e tu lo fai.
Un momento prima eri te stessa, con la tua tranquillità riconquistata e i vari impegni del tuo nuovo mondo, mentre il secondo successivo, dopo una o forse due parole o magari anche tre, una breve frase che dura meno di dieci secondi, ti stravolge la tua tranquillità riconquistata e quelli che erano i tuoi nuovi impegni si cancellano.
Da quel tic tac, da quello spostamento della lancetta dei secondi, tutto cambia.
E dal riso, dentro, muti al pianto, mentre fuori dal serio muti al riso, ma rimanendo muta, tu.
Potevi essere la persona più tranquilla della terra, ma bastavano solo due, tre o forse anche quattro parole giuste, solo questione di attimi, che il risveglio nel tuo solito letto del tuo solito mondo di quella mattina ti sembra già lontano e che ancora prima di vivere i risvegli successivi, sai già che saranno diversi, crudi e duri, come le notti nel tempo di quel tuo, ormai perduto, equilibrio precario.
Tre, quattro o anche cinque parole così potenti da far crollare il tuo edificio della pseudo-armonia ; quattro cinque o sei secondi da farti cambiare ed essere una persona totalmente diversa dal momento in cui le senti, fino a quelli successivi a tempo indeterminato.
Infondo noti il paradosso di un cambiamento così radicale e profondo che esce fuori in superficie sotto forma di sorriso.
E ne vale la pena nel tuo teatro, il pubblico ci crede e il tuo merito è di essere una brava attrice.
Un pubblico che prima di essere tale era lui stesso messa in scena. Ma quando i suoi attori ebbero terminato quelle brevi sentenze e tu da pubblico, così in segreto te le sei sentita infliggere, quelle latenti leggi non scritte fecero intuire ai partecipanti che lo scambio dei ruoli aveva inizio dal momento in cui le parole avevano cambiato interlocutore, così che il vecchio pubblico divenne scena e la vecchia scena, ormai quieta, era pronta ad ascoltare.
Ma chiuso il sipario, dietro le quinte, nascosto dalla folla, lontano dalla festa, poggi in segreto una mano sullo stomaco.
E’ il calore che senti, ancora prima di vedere il rosso del sangue che colora il tuo palmo immerso nella penombra.
Hai nascosto un’emorragia come quelle ad un pubblico, forse per fortuna, non troppo attento.
Finché il tutto si riduce ad una semplice questione di gocce, tra lacrime e sangue, da tamponare prima del prossimo spettacolo.
Da quell’indecifrabile numero di parole, di quella fugace, ma eterna sentenza;
al silenzio, al “ahi” nella tua testa, al sorriso, al sangue che si dilunga come un pianto. E tu ,per istinto, vuoi tamponare la ferita con la prima cosa, un minimo buona, che serva a medicare e causticare il dolore.
Senza che ciò faccia parte, questa volta, di alcuna legge non scritta, ma soltanto di un bisogno percepibile solo dal sofferente.
Ed inizia così, in quel tunnel che ti si è scavato dentro, che, nella ricerca, s’illumina un’attesa.
E nell’attesa del giorno in cui cotanta indelicata tenacia del tempo ci metterà davanti al destino, il rilievo della cicatrice, di quella ferita ormai risanata, cambierà la sua identità, divenendo un semplice post it; uno vuoto, silenzioso, però carico come sono carichi quei silenzi intrisi di mille infinite, dolceamare emozioni.

Pisa, 2014

7 pensieri su “Il tempo di un attimo”

  1. Quando ho iniziato a leggere, il mio commento voleva iniziare con ”equilibrio precario”, poi l’hai scritto tu e non posso più.
    Allora il mio commento cambia e vorrei proprio farti arrivare come e quanto mi sia piaciuto il tuo pezzo, non solo dal punto di vista dello stile, pulito e semplice, ma anche, naturalmente, per il contenuto bello potente.
    Buona giornata!

    Piace a 1 persona

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