Pensiero e sentimento, Racconti, Racconti & Poesie

Diario ’21

3 Marzo 1921

Oggi è l’ultimo giorno del mio incarico, in questo paese lontano anni luce da casa.
Sono passati secoli da quell’arrivo burrascoso: è passata tanta rabbia e tante lacrime da sotto i ponti di questo nuovo fiume. Di tanto in tanto si vedeva una ragazza incappucciata e coperta da capo a piedi che calpestava la neve, senza nemmeno vederla. In quei giorni c’era tanta malinconia e solitudine. Poi, però, è così che funziona e cioè che i giorni cambiano in mesi e in anni. La solitudine venne sostituita dalle conoscenze e le conoscenze dalle amicizie. Le strade di quella città si riempirono di facce incuriosite e anche di qualche sorriso qui e lì. A Natale spuntarono le prime decorazioni affisse da un capo all’altro delle stradine adesso colorate, e cominciarono a sentirsi le prime canzoni intonate dai bambini.
Fino ad arrivare a questo Marzo, fino arrivare a questo giorno, il 3, e fino ad arrivare al 1921.
Sono sul mio letto che nel tempo ha finalmente deciso di prendere la forma del mio corpo e aspetto che anche l’ultima candela rimasta si consumi. Scrivo per ricordare questo giorno come il mio ultimo giorno della mia nuova e, nello stesso tempo, vecchia vita.
E non è facile lasciarla, ora che ti ci sei affezionato. Una città è come una persona, anzi come tante persone insieme messe lì a formarla e fa male salutarsi fino a non si sa quando.
Ripenso a soli pochi istanti fa, prima di chiudere la porta per l’ultima volta a chiave , a quando ancora ero circondata dalle musiche e dai colori delle strade, in mezzo a tutti coloro che hanno reso un’anonima città, “La” città; sento ancora i sorrisi, i brindisi, i saluti, gli abbracci calorosi e le lacrime tenute strette in gola perché non si contagiassero e spegnessero la festa.

Nello stesso momento, dall’altro lato del mondo, in una città più piccola e vagamente familiare, un gruppo di persone festeggiava. Un esame, una vittoria, una nuova tappa della vita. Bicchieri, calici, coppe, tutti quanti brindavano dalla gioia, senza groppi in gola, senza abbracci forti, creati per rompere la distanza. Tu eri tra questi che ti godevi l’aria di festa. Neanche sai della mia esistenza ed io neanche so della tua, eppure sono certa che da qualche parte del mondo, in una città semi-sconosciuta, ci sarai stato tu a brindare per una qualche ragione completamente opposta alla mia.
I calici erano in alto nello stesso momento e nello stesso momento il mio sbatteva contro quello di qualcun altro e così il tuo. Che il mondo avesse unificato quei due luoghi così remoti, che il tempo avesse cancellato le distanze, che i nostri calici si fossero incontrati tra la folla, sorretti dalle nostre mani, che i nostri sorrisi fossero stati condivisi insieme ai dolori, che tu e io fossimo stati ricongiunti dallo stesso gesto, anche se avvenuto in luoghi e con persone diverse.

3 Marzo 1921 e io sto qui a congedarmi. Cambiare vita è un salto nel buio e non è nemmeno la prima volta che succede, ma non ci si abitua mai. Per saltare,  molto spesso, serve solo smettere di pensare alle conseguenze  e di quello che si perde una volta che si sceglie qualcosa. Un esempio è il conoscere tutte quelle meravigliose persone per salutarle chissà fino a quando, eppure senza salutarle mai. Il mio cuore si riempie di stanze in ogni luogo in cui vado.
E dunque da domani sarò in una nuova città.

E per quanto riguarda te, sì tu che brindavi con i tuoi amici dall’altro capo del mondo, semplicemente grazie per il conforto ricevuto da così lontano e non temere, perché sto arrivando.

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