Racconti, Racconti & Poesie

L’albergo sul mare

Da quella stanza dell’albergo si sentiva il rumore del mare.
Era come un tuffo nell’infanzia; uno sguardo sereno volto all’indietro a quei viaggi che faceva da bambina, quando ancora sua madre e suo padre le facevano fare “vola vola”.
E dopo quasi una vita assaporava, di nuovo, quella sensazione che aveva conservato fino a tutti quegli anni, sentendola uguale e diversa nello stesso tempo.
Ma, in quel momento, il suo pensiero cambiò di direzione, non arrestandosi semplicemente alla porta chiusa a chiave di quella camera di albergo. Superò la serranda abbassata, arrivò al balconcino e lo scavalcò.
Di lì a poco, lei poteva già sentire la sabbia sotto di sé, che, a pochi metri più in là, si faceva sempre più umida fino a toccarlo: il mare.
Soltanto chi si trovava a passare di lì, a quell’ora tarda della notte che stava per scambiarsi con il giorno, poteva intravedere la sagoma di una ragazza a piedi nudi sulla riva, seguita dalla danza con il vento dei suoi capelli scuri, sciolti e quella gonna lunga e chiara che le faceva da strascico e da scia.
Un ragazzo era seduto sulla sabbia e osservava il mare. C’erano delle orme che la conducevano a lui.
Bastò un breve sguardo che il cuore le si fermò per un istante e non per paura;  avrebbe riconosciuto quella sagoma tra mille, sebbene a distanza di anni di silenzio. Lui alzò gli occhi e la riconobbe.
Lei gli si avvicinò, lasciando che fossero solo le onde a cantare, e gli si sedette accanto, a fissare il mare. Entrambi sapevano che ogni parola avrebbe rovinato il miracolo di quel momento che li fece ricondurre l’uno accanto all’altra, attratti dal richiamo delle onde. Nel mentre, insieme davano le spalle a tutti quegli anni passati che sapevano di vite vuote, come lontane, in un punto sperduto di un mare profondo e sterminato. E loro, accarezzati dalle prime luci dell’alba, guardando il riflesso del sole nascente sull’acqua, che, timida, si avvicinava per toccarli, si presero per mano, mentre quel silenzio che sapeva di musica e di vento e di mare li isolava dal resto del mondo.
Non servì altro per capire che quell’alba era la loro.
Fu in quel momento che il pensiero ritornò a lei, ancora distesa sul letto che sapeva di onde, di quell’albergo sul mare. Aprì la serranda, per vederla davvero quella distesa di blu con punte di bianco. Distrattamente, con la brezza marina che le accarezzava le guance, si mise a cercare con lo sguardo appena tre delle cose che richiamavano il suo viaggio ad occhi chiusi di quella notte e le trovò: le onde, l’alba e, dopo tanto tempo, lui.

2 pensieri su “L’albergo sul mare”

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