Racconti, Racconti & Poesie

Il punto sulla spiaggia

Oggi il cielo era meraviglioso.
Ero proprio lì, nel punto in cui quel giorno, con aria buffa, mi hai chiesto di andare a vivere insieme con la stessa facilità con cui si chiede alla propria ragazza se preferisce una margherita o una quattro stagioni.
E tu eri lì che mi guardavi inebetito mentre io scoppiavo a ridere come una matta.
Chissà che avranno pensato quei due che erano mano nella mano, vedendo un pazzo che mi chiedeva di convivere ed un’altra folle che accettava a suon di risate.
Se solo avessero saputo che genere di conversazione c’era in corso, saremmo stati il loro argomento di dialogo per i prossimi appuntamenti.
E quindi io stavo lì, sempre in quel punto in cui mi rotolavo sulla sabbia per le risate e dove poi correvo a piedi scalzi verso il mare; proprio nel momento in cui decidevi che quella doveva essere una gara a chi toccava prima l’acqua.
Che buffa la scena di noi due, poveri pazzi – pazzi d’amore – che tentavamo di sopportare il freddo di novembre in una corsa folle verso il bagnasciuga.
E ci vedo ancora, tu che prima di entrare in acqua cambi idea e torni indietro per frenarmi in un abbraccio, ma poi mi lasci e mi guardi.
Ed io che, ancora a distanza di anni, ripasso dallo stesso pezzettino di spiaggia e poso lo sguardo nel punto in cui, tante vite fa, c’eri tu; chiedendomi come sarebbe stata quella nostra casa e la nostra vita, insieme a tutte le altre scene folli a cui avrebbe assistito il mondo che, fino ad allora, calpestavamo insieme…
Se solo il tempo non avesse deciso di portarti via.

11 pensieri su “Il punto sulla spiaggia”

  1. Nemmeno il tempo di iniziare a leggere il tuo post che in un batter d’occhio s’arriva alla fine. In tutti i sensi. È stato come buttarsi da una montagna con la convinzione di poter ammirare tutta la lucente bellezza del mondo senza possibilità alcuna di cadere. Ma d’improvviso si cade, si cade per davvero. Si vede la terra ferma e bruna avvicinarsi irreversibilmente e la paura irrompe dentro il corpo come un tuono che in un secondo avvampa nel cielo e lo trafigge di sobbalzo. Ciò nonostante proprio la fine, nella sua sofferenza indefinita, trasmette un’ambigua tranquillità…un moto sordo e grave si agita nell’abisso, nella profondità che non si riesce ad abbandonare ma nemmeno ad esplorare. È il recondito che ambisce a sfondare le mura emotive per sfociare nel mare salato che avevi di fronte.

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    1. Mi fa molto piacere vedere quello che le mie parole possono suscitare e tu non avresti potuto esprimerlo meglio. Grazie per questo meraviglioso commento! E grazie per esserti addentrato così nel profondo delle mie emozioni.

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      1. Tramite internet non si possono guardare occhi, non si possono sentire odori ne ascoltare i toni di una voce. Dunque ci si sforza di andare oltre. E quando lo sforzo incontra parole come quelle che hai scritto, nasce la meraviglia.
        Grazie a te.

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  2. L’ho letto con “Normalmente” di Joe Barbieri nelle cuffie e devo dire che mi sono commosso. Bello lo stile che hai, questa malinconia che non arriva a toccare la tristezza. Se non conosci “Normalmente” di Joe Barbieri ti consiglio di ascoltarla mentre rileggi il tuo post. Un abbraccio.

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